“I sognatori del ‘500”. L’impatto col titolo di questo libro scritto da Giovanni Corsi ha prodotto subito una riflessione sulla definizione di “sognatori”. Oggi chi sono i “sognatori”? Ma, soprattutto, ce ne sono ancora di “sognatori”? L’impressione è che, in effetti, in circolazione ci siano più sogni che desideri. Una differenza sottile, a mio avviso, tra l’ardore di volere qualcosa che già esiste, conquistare qualcosa di materiale – in una possibile accezione di desiderio – e ambire a realizzare, ancor più essere protagonista di una circostanza del tutto inedita. Diventa così, inevitabilmente, un discorso di potenziale, di coraggio e di scelta, un aspetto che l’iper-realismo che taluni spaccati dell’esistenza contemporanea sembrano ridimensionare, senza allontanare a sufficienza l’orizzonte tra il desiderio e il sogno.
E’ da qui che la Storia arriva in soccorso e questa lettura si fa interessante come eventuale ispirazione, rispetto a chi nel Cinquecento – in queste pagine l’esempio è quello di viaggiatori, cartografi e astronomi – hanno certamente rincorso il sogno, consentendo di spostare l’asticella della conoscenza un po’ più distante dal punto di partenza. “I sognatori del ‘500” è l’insieme di storie in cui emerge la curiosità e l’intraprendenza di alcuni personaggi, in una dimensione quasi onirica che lascia all’autore immaginare le loro avventure.
In linea con l’impegno professionale che, negli anni ’80, convogliava l’energia dell’autore – che lavorava all’Enciclopedia Italiana “G. Treccani” e si occupava della redazione, delle voci relative ai cartografi e ai viaggiatori del ‘500 da pubblicare nel Dizionario Biografico degli Italiani – in questo libro propone alcune delle storie ritenute tra le più interessanti ed anche, per certi versi, originali se non simpatiche.
Si possono leggere così pagine dedicate ad Andrea Corsali (legato a importanti viaggi in India che racconta in alcune lettere scritte a Giuliano de’ Medici); Giovanni Antonio Cortona (autore della carta geografica più antica del Friuli); Tommaso Daineri (alla scoperta dell’Ungheria); Eufrosino Della Volpaia (autore della più antica carta dell’era moderna “Mappa della campagna romana); Danti Egnazio (la cui opera più importante è la “Delineazione cartografica della Geografia d’Italia” conservata nei musei Vaticani nella Galleria delle Carte Geografiche).
Infine una biografia è dedicata anche ad un “outsider temporale”. Si tratta di Nicola Descalzi che pur essendo dell’Ottocento è stato inserito da Corsi per via della sua importanza legata alla scoperta di una nuova via commerciale con la Bolivia.
D’altra parte c’è un filo comune che lega tutti questi personaggi, ben oltre l’appartenenza temporale, ed è tutto nella parola evidenziata già in apertura: sono “sognatori” non solo perché impegnati in scoperte di carattere geografico, ma proprio nella propensione umana verso l’ignoto e la possibilità di sapere di più e migliorare le proprie condizioni. Una propensione che emerge dalle pagine di questo libro e che presta l’occasione a riflettere su quanto questa persista al giorno d’oggi.
E’ per tanto che l’ideale è proprio chiudere con la citazione di Voltaire, che lo stesso testo propone: “E’ ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria”.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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