Questa non è una recensione…

non è una di quelle tante versioni copia e incolla per pubblicizzare uno spettacolo la cui trama tutti dovrebbero ben conoscere: qui voglio celebrare il talento.

Il talento di un soggetto, innanzitutto, che esplora e oltrepassa i confini spaziotemporali, ovvero, il talento di una scrittura e di un suo adattamento che lo rende sempre avvincente e di una profonda leggerezza, tanto cara a Calvino dalla cui stesura iniziale deriva, e che fa assistere ad uno spettacolo di uno spessore divertente e intelligente.

Il talento di giovani attori che non fanno rimpiangere neanche per un istante quei colossi con i quali devono per forza confrontarsi agli occhi di un pubblico che giunge a teatro dopo la pandemia con la voglia di assistere alla messa in scena di ciò di cui si è privato per più di un anno: la meraviglia del verosimile. Quell’essere fuori dalla propria realtà quotidiana, quel sogno a portata di mano che ti fa evadere e ti permette di conoscere l’inaspettato della fantasia. Ma solo una creatività sana e genuina come quella di Age & Scarpelli e la regia cinicamente visionaria di Mario Monicelli del 1958 e così quella di Antonio Grosso e PierPaolo Piciarelli e lo sguardo registico di Vinicio Marchioni oggi, possono dare come risultato un inaspettato sano e propositivo.

Si esce da teatro con una grande voglia di vederne ancora di spettacoli così.

Si esce da quello spazio magico che dovrebbe sempre essere luogo dello stupore per antonomasia (ma che ultimamente nel nostro Paese troppo spesso non lo è per inerzia creativa e pigro accomodamento di marketing che punta sui grandi nomi e sulla poca sostanza) con il sorriso dell’anima: un’anima che torna alla sua essenza e che come in un parco giochi di emozioni vorrebbe ancora fare un giro sulla ruota panoramica, mai sazia di stupirsi e giocare.

I Soliti Ignoti, film 1958

Il soggetto de “I Soliti Ignoti” è un capolavoro perchè parla di una condizione umile che attraversa ogni essere umano sensibile: non importa quanti soldi hai, che posizione ricopri. Se sei empatico e sensibile appunto, sai che nulla è per sempre e tutto ciò che conta realmente è mettersi in gioco, non arrendersi, e, su tutto, continuare a sorridere.

L’Italia degli anni del dopoguerra, raccontata da questa trama cinematografica di Mario Monicelli, che verrà poi a far parte della cosiddetta Commedia all’italiana, è un’ Italia che vuole rinascere ma che naturalmente ha tanti strati di popolazione che non se la passano affatto bene.

Il cinismo di Monicelli nel descrivere con un riso amaro la figura di Capannelle ne è un chiaro esempio. Ma ciò che viene raccontato è anche la solidale amicizia fraterna tra uomini che, in fondo, sono tutti nella stessa barca e che remano per non affondare anche quando l’imbarcazione sembra non avere speranze. Ecco, questo sentimento di compartecipazione viene restituito sul palco del Teatro Manzoni di Milano in maniera sublime. E, appunto, si palesa quell’autentica magia del talento, che si manifesta in quel luogo magico che è il teatro, quando c’è ed è reale sostanza.

Tutti, ma proprio tutti, sono attori in grado di restituirvi quel sentimento di compartecipazione di una storia che ha celebrato la grandezza del cinema italiano nel 1959 quando il film venne candidato agli Oscar come miglior film straniero, ma, più di tutto, attori capaci di ri-donarvi quella capacità di ricordare la nostra storia: di italiani e, in primis, di esseri umani.

Valentina Ferrario

 

I SOLITI IGNOTI

TEATRO MANZONI, MILANO fino al 20 febbraio 2022

Adattamento teatrale Antonio Grosso e Pier Paolo Piciarelli
tratto dalla sceneggiatura di Mario Monicelli, Suso Cecchi d’Amico, Age & Scarpelli
Regia Vinicio Marchioni