Una storia ben diversa dalla tradizionale scrittura di Donato Carrisi, originale, strutturata, una breve avventura tra il thriller e il noir. E’ La donna dei fiori di carta (Longanesi, 2012) , un romanzo breve ambientato in una caverna nella quale si snoda il confronto tra due uomini; una sorta di luogo ameno, distante dal monte Fumo teatro di una battaglia decisiva; uno dei due è un prigioniero, destinato alla fucilazione all’alba, l’altro protagonista è, invece, un medico che ha solo quella notte per convincerlo a parlare.

E’ lo spazio di una notte: le parole che abiteano la caverna cambieranno la vita del medico. Sì perchè le loro vite, benchè nemici, in realtà sono legate ed appese ad un filo sottile a sua volta annodato alle risposte a tre domande: “chi è prigioniero? Chi è Guzman? Chi era l’uomo che fumava sul Titanic?”. E’ una storia misteriosa, destinata a raggiungere il cuore di una donna altrettanto misteriosa.

A tal punto che sembra assumere i contorni di una storia pretesto per il solo piacere di raccontare. Dunque, non sorprensa che l’ambientazione in una caverna mi abbia subito rimandato al “Mito della Caverna” di Platone; il potere allegorico sembra proprio il medesimo: parlare, semplicemente parlare, per scoprire la realtà delle cose che ci circondano, praticando una continua discussione sulla natura stessa della realtà. Gli uomini di Platone sono “prigionieri della caverna”, fino al raggiungimento della consapevolezza, ed in fondo non è molto diverso per i personaggi di Carrisi.

Sarà per questo che il romanzo sembra essere quasi un esercizio di stile per l’autore, che propone una storia, a ben vedere, d’amore, imbrigliata nelle regole di un thriller. Sicuramente è una storia ammaliante, per certi versi seducente nella capacità che ha di catturare un andare della narrazione che ti interroga continuamente sulla meta della stessa.

Nulla di canonico per la scrittura di Carrisi, dunque, se non fosse che c’è il solito grande amore per storie avvincenti e raccontate in maniera sopraffina.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura