Con Grande Meraviglia (Einaudi, 2023), ma senza alcun stupore, Viola Ardone regala ai suoi lettori un nuovo capolavoro di narrativa: ispirata a pezzi di Storia di un intero Paese, racconta una storia che abbraccia tutti. E’ questo il suo grande talento: lo è stato con Il treno dei bambini, quando con la vicenda di Amerigo Speranza ha raccontato la storia dell’aiuto dell’Emilia Romagna e del Partito Comunista ai bambini napoletani del secondo dopoguerra che stavano crescendo nella miseria; lo è stato con Oliva Denaro, con la cui storia di ribellione ad un matrimonio alla quale la consuetudine la voleva costretta, racconta un Paese in grado di ripensare il rispetto per le donne e per la loro volontà avviando quel percorso che porterà a dichiarare lo stupro un reato contro la persona e non contro la morale.

Ed ora è la volta del Grande Meraviglia, il medico che incarna la volontà di coloro sostennero in Italia la chiusura dei manicomi e la riforma del sistema di cura del disagio mentale, che arrivò nel 1978 con l’approvazione della Legge Basaglia. Così la storia della piccola Elba sono gli occhi attraverso cui, in un modo del tutto leggero e anticonvenzionale, ma incisivo – come solo il linguaggio dei bambini talvolta sa essere – descrive quel Mezzomondo in cui ella stessa, poiché figlia di sua madre, ma in realtà “sana”, era rimasta intrappolata.

Con il suo diario dei malanni di mente, Elba annota le osservazioni sulle altre donne ricoverate, aiutando se stessa e loro stesse a comprendere il senso del loro malessere; quando si avvia il processo di apertura di manicomi, Elba non è pronta a lasciare quegli spazi – gli unici che abbia conosciuto oltre quelli delle ScuoreCuolone che l’hanno ospitata per qualche tempo – né quella che di fatto è la sua famiglia come Gilette o NonninaSposina, Colavolpe e Nana la cana, ma soprattutto la sua Mutti, sua madre.

Aprire le porte dei manicomi non è stato un processo semplice né veloce in parte per il procedimento legislativo, in parte per le resistenza dei dottori della materia arroccati sulle loro posizioni, ma non da ultimo anche per le difficoltà di chi aveva a lungo abitato quei luoghi e non ne conosceva altri.

E’ quel che vale anche per la piccola Elba, almeno finché il giovane psichiatra Fausto Meraviglia non si ficca in testa di tirarla fuori dal manicomio. Il dottor Meraviglia porta Elba ad abitare in casa sua, come una figlia: l’unica che ha scelto, e grazie alla quale lui, che mai è stato un buon padre, impara il peso e la forza della paternità.

Qualcuno ha parlato di una sorta di trilogia del Novecento firmata dall’Ardone, sicuramente i suoi testi sono tre capisaldi della narrativa contemporanea, soprattutto per le grandi accezioni d’amore che descrive: quello per la libertà e per il futuro (nonché l’amore di madre!); quello per se stessi e per le donne (nonché l’amore di padre!); quello per l’essere umano e per la sua vita.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura