Egon Schiele: il fascino inquieto di un pittore dall’anima tormentata

Nato a Tulln sul Danubio (Austria) il 12 giugno 1890, Egon Schiele è stato, al pari di Gustav Klimt, uno dei pittori più celebri nonché rivoluzionati della scena artistica austriaca. La sua pittura, caratterizzata da quella sensazione di malessere e tormento, è propria di quegli artisti che come lui si trovarono a vivere quell’epoca segnata dall’inquietudine della Prima Guerra Mondiale.
Nonostante la morte precoce avvenuta a soli 28 anni, la carriera artistica di Schiele fu particolarmente prolifica: realizzò circa 340 dipinti e 2803 disegni e acquerelli.
Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Vienna, ma sarà un incontro al Cafè Museum a cambiargli per sempre la vita. Esattamente in quel Cafè fa la conoscenza di Gustav Klimt, artista all’epoca già affermato e per cui nutriva una profonda stima. Klimt si affeziona molto a Schiele, anche perché entrambi gli artisti avevano un elemento in comune, ovvero l’interesse nella raffigurazione del corpo nudo e nella sessualità maschile. Sarà infatti grazie a Klimt che il giovane Schiele avrà l’opportunità di crescerà artisticamente ed entrare così a far parte dell’ambiente artistico austriaco avvicinandosi alla Secessione Viennese.

È in questo periodo che realizza Ritratto di Gertrude Schiele in cui si possono notare i chiari riferimenti a Ritratto di Adele Bloch di Klimt, specialmente nel raffinato decorativismo dell’abito, mentre lo sfondo chiaro sarà un tratto distintivo proprio di Schiele.
Successivamente, staccatosi dalla Secessione, si avvicina all’Espressionismo che interpreta però in maniera moltopersonale: amava in particolar modo realizzare autoritratti suoi e di amici e raffigurazioni di nudi femminili in cui rappresentava la fisicità del corpo attraverso un’aggressiva distorsione figurativa. Anche la raffigurazione di bambini occupa un piano particolarmente importante nella pittura dell’artista austriaco.
Artista dall’anima particolarmente inquieta, Egon Schiele trasmette tutto il suo tormento nelle sue opere, in cui spesso sensualità ed erotismo si mescolano con la malattia e la morte. Fu probabilmente la morte del padre malato di sifilide che influenzerà questo particolare aspetto dell’arte dell’austriaco.

Una carriera che sembra particolarmente fortunata quella di Schiele che a soli 18 anni può già vantare una mostra personale (grazie a Klimt) e che a 19 riceve un parere estremamente positivo dalla critica, che lo annovera addirittura tra i migliori artisti austriaci dell’epoca.
Non si può dire però che saranno altrettanto positive le critiche rivolte al suo stile di vita, forse ancora troppo moderno per quell’epoca. Il tutto, unito alla sua capacità di ritrarre nudi estremamente provocanti avvalendosi di modelle giovanissime spesso adolescenti e il fatto che nel suo atelier venissero spesso ritratti anche bambini, non faceva che peggiorare la sua fama. Ed è così che nel 1912 venne accusato di aver sedotto, rapito e successivamente traviato una delle sue modelle, appena quattordicenne. Nell’attesa del processo rimane in carcere un mese, alla fine del quale se la caverà solo con la confisca di 125 disegni considerati pornografici. L’esperienza però influirà particolarmente sulla psiche dell’artista.
Effettivamente un certo legame affettivo con le sue modelle lo instaurava, riusciva a cogliere negli sguardi di quelle giovani donne l’anima tormentata di un’epoca caratterizzata da continui fermenti e guerre. Fu proprio con una delle sue modelle e unica musa ispiratrice dal 1914, Edit Harms, che si sposò.

Nonostante il matrimonio però, continuò a mantenere una relazione clandestina molto tormentata con Valerie Neuzil, meglio conosciuta come Wally, protagonista del celeberrimo dipinto Donna seduta con un ginocchio piegato.
Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco.
Egon Schiele
Lo scoppio della guerra portò inesorabilmente con sé devastazione e morte. Nonostante riesca a dipingere anche se mandato al fronte e a sopravvivere, Egon non riesce a scampare all’epidemia di influenza spagnola, malattia che dapprima colpisce la moglie, ritratta più volte dal marito durante l’agonia. Edith, incinta di sei mesi, morì il 28 ottobre, Schiele venne contagiato e solamente tre giorni dopo, il 31 ottobre 1918, si spense anch’egli a Vienna.
Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura
Maria Cristina Merlo
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