La casa delle luci (Longanesi, 2022) è un nuovo viaggio nel “buio”, nelle profondità della psiche umana, firmato da un maestro del thriller italiano, lo scrittore italiano Donato Carrisi. Quest’ultimo lavoro si conferma un congegno ad orologeria del suo efficace schema narrativo: un linguaggio semplice e scattante per scene dettagliatamente ricostruite in una Toscana che offre scorci suggestivi ed affascinanti, per servire una trama intricata che come coinvolge a più livelli un protagonista, che ritorna, Pietro Geber – l’Addormentatore di Bambini.
La bambina, questa volta, è Eva – dieci anni – vive sola in una casa in cima alla collina con una governante ed una ragazza alla pari che si occupa di lei, Maja Salo, ma senza i suoi genitori. Quando Eva comincia ad avere un amichetto immaginario, aggravando una posizione che la vedeva già soffrire di agorofobia, senza nome e senza volto, Maja chiede l’aiuto del celebre psicologo, nel pieno di una crisi esistenziale che lo vede profondamente in difficoltà. Nonostante le titubanze iniziali decide di assumere il caso e di raggiungere la bambina per sottoporla a delle sedute di ipnosi che però finisco con lo spalancare la porta sul suo passato, sul suo dolore e su un nuovo mistero uscito dalla penna di Carrisi...
In quel passato in cui l’autore va ad armeggiare c’è un gioco, quello degli Omini di cera, o Gioco dei Ceri o Gioco dei c’eri (e non ci sei più). Ed è l’apparente innocente gioco fanciullesco a diventare la vera e propria trappola del nuovo mistero:
“1. L’omino di cera insegue i viventi.
Chi viene toccato diventa un omino di cera e insegue i viventi.
Agli omini di cera è proibito parlare. Possono solo fischiare.
Il gioco finise quando l’ultimo vivente dice la parola «Arimo».
Se l’ultimo vivente non dice «Arimo», il gioco non finisce mai più.”.
Tornano le pratiche ipnotiche – quelle descritte nel romanzo esistono davvero – e l’Addormentatore di Bambini fiorentino si fa, in questa storia, sempre più reale, donando al lettore delle suggestioni alquanto profonde, ma soprattutto stimolando domande, curiosità, una sorta di smania che rende davvero difficile, ancora una volta, interrompere la lettura. Il titolo sarà anche “La casa delle luci”, ma la verità è che si tratta di un altro avventuroso viaggio a lume di candela, tra il silenzio della mente e la disperazione del cuore – a suon di metronomo.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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