“The Women’s March” : la marcia delle donne contro Trump

Women's MarchDa tutte le parti del globo, nonostante le differenze di cultura e società, persone di qualsivoglia etnia e stato sociale si sono unite per rivendicare la dignità umana. È la Women’s March. 3 marzo 1913: 104 anni fa le suffragette marciavano su Washington contro l’emarginazione femminile. Era esattamente il giorno prima dell’elezione del presidente Woodrow Wilson. 28 agosto 1963: la grande marcia su Washington per i diritti civili ed economici afroamericani. Martin Luther King aveva un sogno.

21 gennaio 2017: la marcia rosa, esattamente un giorno dopo l’insediamento del 45° presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Una delle più massicce manifestazioni nella storia americana: nella capitale hanno sfilato ambientalisti, anti-razzisti, LGBTQ, i sindacati, le associazioni che si battono per la riforma giudiziaria, contro la povertà, per l’istruzione pubblica, per l’assistenza sanitaria e la libertà di stampa. Migliaia di persone, famiglie, studenti, migranti. Un vero e proprio movimento inclusivo, transgenerazionale e pluritematico, perchè unisce temi culturali e di genere: uomini, bambini, musulmane col cappuccio rosa sotto al velo, afro-americani, ispanici e asiatici. Il controverso Trump, suo malgrado, ha avuto il merito di far compattare su un fronte comune tutte le diversità. Assieme alle masse, numerosi politici, attivisti e celebrità.

Il nazionalista Richard Spencer, noto per promuovere la supremazia della razza bianca maschile, durante un’intervista televisiva incassa un bel pugno sul naso, mentre Madonna in mondo visione lancia ripetuti e sonori fuck you al primo cittadino americano, contestato per i commenti sessisti e l’atteggiamento ostile verso donne, disabili, neri, immigrati e popolo LGBTQ. Tutto questo e molto di più, è attualità ma già nella storia.

La rivoluzione parte da qui.

Madonna

L’evento ha davvero i numeri per essere ricordato: oltre mezzo milione di dissidenti a Washington, 750mila a Los Angeles, 250mila a New York City. Un oceano di persone anche a Chicago, Denver, Seattle e Boston. E poi ancora, fuori dagli States, dal Canada ad entrambe le coste americane. Australia, Nuova Zelanda, Thailandia ed India. Asia ed Europa tutta. Dal Sud America all’Africa, Madagascar, perfino nei Paesi arabi, inclusi Iraq e Arabia Saudita. Solidale anche una squadra di ricercatori nell’Oceano Antartico. Oltre 672 manifestazioni in tutto il mondo e 2,5 milioni di teste in fermento. Slogan, cartelloni e pussy-hat rosa hanno invaso le città.

Women's MarchForse ci si aspettava che la promotrice dell’evento fosse Hilary Clinton, ma in realtà, come spesso accade, la rivoluzione è partita dal basso.

The Firestarter (la miccia) è stata la pensionata avvocatessa Teresa Shook. Creando semplicemente un gruppo su Facebook, ha raccolto in poche ore migliaia di adesioni e consensi, accorciando le distanze e risvegliando le coscienze. Un impeto spontaneo e appassionato che ha coinvolto anche brand di moda e professionisti di diverse categorie che hanno sia partecipato attivamente, sia consentendo ai propri dipendenti giorni di ferie o alloggi pagati per l’occasione.

In moltissimi altri casi, gli aiuti sono arrivati in forma monetaria, finanziando le associazioni promotrici della marcia. L’iniziativa, infatti, è stata presto cavalcata da centinaia di partner. Per esempio da George Soros, annoverato tra le trenta persone più ricche ed influenti al mondo. Durante la Seconda Guerra Mondiale grazie a dei falsi documenti riuscì a lavorare con i nazisti, confiscando proprietà e beni dei suoi correligionari mandati nei campi di sterminio. Divenuto poi famoso per le speculazioni bancarie più ingenti della storia (crack Banca d’Inghilterra e Banca d’Italia). È una figura cruciale nella Rivoluzione Sovietica e rimane protagonista nell’economia mondiale, anche tramite lucrosissimi fondi di investimento, come l’Hedge Fund Double Eagle ed il Quantum Fund. Strenuo oppositore di Trump fin dall’inizio, ha finanziato personalmente e ha legami con almeno 56 partner della Marcia delle Donne (come Planned Parenthood, National Resource Defense Council, MoveOn.org, il National Action Network, l’American Civil Liberties Union, il Center for Constitutional Rights, Amnesty International e Human Rights Watch. Con le organizzazioni musulmane, come il Council on American-Islamic Relations, Arab-American Association of New York, la Southern Poverty Law Center –SPLC-, e con le associazioni a tutela dei diritti degli afroamericani. Tutto secondo il New York Times). Women's March

Dinamiche che stridono con la passione di chi, probabilmente ignaro, protestava per le strade. Il fervore e malcontento dei milioni di manifestanti non è certo passato inosservato, eppure, nei suoi primi giorni di mandato Trump ha firmato ordini esecutivi a raffica. Eliminato l’Obamacare, che garantiva una copertura sanitaria generale. Rescisso il Trans-Pacific Partnership (TPP trattato commerciale internazionale con 12  stati del Pacifico). Tagliati i fondi federali alle ONG che promuovono o praticano l’aborto. Abrogate le sezioni sui diritti civili (sostituita con Standing Up for Our Law Enforcement Community e aumento del numero delle forze dell’ordine), il cambiamento climatico (sostituita da An American First Energy Plan) e i diritti LGBT. Bloccati per 4 mesi gli ingressi dei rifugiati. Sospesi con effetto immediato il programma Visa interview waiver (rinnovo del visto) e gli ingressi per i cittadini dei sette paesi musulmani (Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen). Disposto il tracciamento bio-metrico di tutti i viaggiatori in entrata o uscita dagli Usa. Emanate disposizioni per ridurre il costo degli F-35 e dell’aereo presidenziale.

Firmato anche il decreto per la costruzione di 3100 chilometri di muro sul confine con il Messico.

Il futuro non è più quello di una volta. Non siamo più in grado di immaginarlo con una qualche fiducia nelle nostre induzioni. Abbiamo perduto gli strumenti tradizionali per pensarci e per prevederlo…

Paul Valéry

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura