Tutto riparte da quella complicità con la quale si erano salvate. L’Arminuta e sua sorella – Adriana – sono di nuovo sulla scena di Donatella Di Pietrantonio con il romanzo Borgo Sud ( Einaudi, 2020). Sono cresciute e le loro vite, distanti eppure unite da un filo invisibile, continuano a fare i conti con le marcature delle loro origini.

D’altro canto l’ Arminuta n’è consapevole: con mia sorella – dice ad un certo punto parlando a se stessa – ho spartito un’eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate. E rare, improvvise attenzioni. Siamo state figlie di nessuna madre. Siamo ancora, come sempre, due scappate di casa.

La complessità di due scappate di casa di prendere in mano la propria sorte e portarla oltre gli ostacoli, distanti dai coacervi famigliari di derivazione, domina le loro esistente: per Adriana c’è Rafael, loro figlio Vincenzo (come quel fratello morto precocemente) e il “cerchio” di Borgo Sud – una comunità marinara nella quale coglie e cura la sensazione di sentirsi parte di qualcosa in cui proteggersi ed essere protetta; Borgo Sud è per Adriana la cosa più vicina ad una famiglia.

L’ Arminuta studia letteratura, costruisce una carriera universitaria; sposa Piero, un odontoiatra pieno di gratitudine nei suoi confronti senza la quale non sarebbe mai riuscito a completare i suoi studi, marito innamorato. O almeno questo sembrava.

“Eravamo innamorati, o almeno ci univa il bisogno di qualcosa a cui io potevo dare il suo nome, e lui il mio. Avremmo avuto un posto solo per noi”.

Ma l’amore è un altra cosa – forse – e comunque quando arriva quello di Piero nei confronti di Daniele, è tempo di una nuova consapevolezza: c’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni.

Proseguendo nella vita de L’Arminuta, con questo nuovo romanzo, dolore e passione continuano a prevaricare nella vitaarminuta di una donna che ambisce ad una stabile appartenenza che non riesce ad allacciare neanche con se stessa, anche perchè le bastava poco per sentire mie le colpe.

Una ricerca che quanto più esige tanto più la porta lontano.

Finisce in Francia accettando una cattedra universitaria che le cosentirà di proseguire al meglio con la sua professione, ma soprattutto di frapporre svariate centinaia di chilometri tra lei, Pescara, Piero e tutta la sofferenza che ha in serbo, da sempre, per lei, compresa quella legata alla morte di una madre troppo “lontana” e che pure la occupava dentro, vera e feroce.

Ma lei è condannata al “ritorno”: messo in moto da fratture propulsive a nuovi legami. E anche a Borgo Sud, dopo diversi anni ed una telefonata che la tramortisce, è “costretta a tornare”.

Così ripercorre se stessa nelle ore che separano la chiamata dal suo arrivo a destinazione, perchè d’altra parte – lei non lo sa – ma la domanda a cui rispondere questa volta è un’altra: sono disposta a restare?

Sono disposta a restare per quell’unico filo invisibile, ma per certi versi palpabile, che la lega a se stessa, alla famiglia e alla vita oltre il confine del suo corpo?

Chissà che la complicità non le salvi ancora.

Una sfida umana, autentica, vera, che non fìnisce ecco.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura