“Teddy” (Giunti Editore, 2022) è stata una lettura imprevista. Una di quelle copertine che ti catturano mentre stai cercando altro. Ero intenzionata a leggere “Il matrimonio” (Giunti Editore, 2024), ultimo successo dello stesso autore Jason Rekulak, quando cercando informazioni su di lui – che, ammetto, non conoscevo – mi sono imbattuta nel suo thriller bestseller “Teddy”, che pare tra l’altro stia per diventare anche una serie per Netflix. Così, come spesso accade quando approccio ad un nuovo autore, decido di iniziare dall’inizio (scusate il gioco di parole!).
Più di quattrocento pagine di cui il maestro del genere Stephen King ha detto “I loved it” ed è condivisibile. Teddy – che richiama la più dolce delle definizioni dei peluche che fanno compagnia alle notti dei bambini che per di più in questa trama diventa il nome del protagonista – è un bambino di cinque anni che vive una vita stupenda: figlio di due professionisti, benestanti che hanno scelto di vivere in un paese del Nord America di quelli da incorniciare, dove tutto è al suo posto e anche le “storture” – come una “stramba” vicina – in realtà rientrano perfettamente in un quadro classico di un villaggio al completo. Nell’estate di quell’anno arriva a casa di Teddy per fargli da babysitter la giovanissima Mallory: ventenne con un passato da tossicodipendente e diversi traumi ancora in fase di elaborazione nel corso di quella che è una riabilitazione che sta affrontando da circa diciotto mesi.
Parlare dei thriller è sempre piuttosto faticoso: la trama, la capacità di restituire personaggi credibili, l’avvicendamento dei fatti e il ritmo dell’intreccio fanno il romanzo e chiaramente svelarne troppo andrebbe ad intaccare sulla curiosità e le aspettative degli altri lettori. Dunque, procedendo col contagocce, va detto che Teddy e Mallory si piacciono moltissimo fin dal primo istante, tant’è che il cinquenne realizza subito un disegno da darle in dono: disegnare è uno dei passatempi preferiti del bambino; l’altro è parlare con la sua amica immaginaria Anya.
La giovane babysitter si sente subito a suo agio: i Maxwell sono una famiglia gentile che l’accoglie restituendole una serenità che le mancava da molto tempo. Seguire la routine serena di una casa che sembra uscita dalla copertina di una rivista non le pesa affatto e tutto procede per il meglio fino a quando i disegni di Teddy cominciano a cambiare: si fanno strani, cupi, ma soprattutto prodigiosi per essere frutto della mano di un bambino. Mallory comincia ad interrogarsi, anzi a chiedere al piccolo Teddy cosa accade quando è in stanza da solo per il riposino post-pranzo e lui ha una sola inquietante risposta: è colpa di Anya. A questo punto il thriller sconfina nel paranormale, l’infanzia viene “profanata” e il ritmo della narrazione si fa incalzante rendendo la vicenda piuttosto sorprendente.
Anche se in attesa di un colpo di scena, l’occhio attento di un lettore allenato coglie dettagli che indirizzano all’immaginazione del finale, è difficile non essere pervasi dal desiderio di scoprire come andrà a finire e lasciare la lettura di una scrittura ben calibrata con un ritmo estremamente piacevole. Già questo basta a consacrarlo come un ottimo thriller, dirimente dall’andazzo di testi degli ultimi tempi dai finali molto telefonati.
L’innocenza inviolabile di un bambino compromessa e le dinamiche del paranormale che si intrecciano in modo sagace con i drammi della contemporaneità, sono elementi che in premessa suggeriscono già il gioco di sensazioni – compresa paura e tensione – sul quale l’autore farà leva, eppure la storia è tutt’altro che banale, funziona e per tutto il tempo viene raccontata davvero come un film. Sembra di vedere la casa, il giardino con la piscina; il tono evocativo è così ben contemperato che la vicenda – oltre a leggerla – la vedi e credo che questo sia un jolly potentissimo per questo genere letterario.
Quindi se è vero che nel genere ultimamente mi risulta sempre più difficile trovare qualcosa che mi sorprenda realmente e che comunque sia ben scritto, questo libro è stata una bellissima lettura. A questo punto non mi resta che leggere anche “Il Matrimonio”.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
Articoli correlati
Ti racconto Marcel Proust
Cerca un articolo
Seguici su Facebook
Let’s Feel Good
“LET’S Feel Good”: uno show-room culturale dove “sentirsi bene”.
Un luogo dove degustare Cultura, Arte, Intrattenimento: corsi di comunicazione creativa, workshop, incontri con artisti, scrittori e giornalisti, reading letterari e teatrali, serate musicali e aperitivi culturali con degustazioni di vino biologico e birra artigianale.
Un luogo dove sentirsi a casa, immersi in una dimensione artistica che riesce a stupirti comunicandoti sempre qualcosa di nuovo.


Viale Bezzi, 73 – 20146 – Milano
P. IVA 07988450966





