
Arnaldo Pomodoro, classe 1926, torna a parlare di sé e del suo lavoro instancabile e prezioso in occasione della mostra personale presso la galleria londinese Tornabuoni Art. Sono esposte piramidi, sfere, dischi, tavole e colonne realizzate in mezzo secolo, attraversando tutto il Novecento e conquistando un posto davvero unico nel panorama artistico mondiale.
Pomodoro predilige il bronzo ma non disdegna altri materiali perché, come lui stesso ha dichiarato più volte, ama lavorare con le proprie mani. Opere così eloquenti, forti e belle si impongono per la forza materica che conquista ogni spazio che la circonda, eppure l’artista immagina, trasforma e rielabora oggetti di recupero e frammenti senza identità, partendo dall’argilla.
Nasce dal negativo ogni opera dello scultore, dal centro della composizione che assemblata si ridefinisce in forme geometriche riconoscibili e definitive dopo la colatura del metallo.
Arnaldo Pomodoro espone opere di diverso formato ma tutte espressione di un unico grande talento: concepire la materia dandole un’anima che palpita, ferita e colpita da un fremito interiore che l’ha prodotta bella così come si svela dinanzi a noi, senza filtri.
Il bronzo brilla e la luce dorata illumina le forme spigolose modulate da pieni e vuoti, le lacerazioni e le sovrapposizioni ci lasciano intravedere nuovi spazi del pensiero. Non ama esser definito artista rinascimentale perché tutto il suo linguaggio non documenta l’avvento di qualcosa di nuovo ma piuttosto come il presente, ciò che riempie oggi la nostra vita, sia fondamentale perché in esso è racchiuso il nostro passato, la storia di ognuno.
Pomodoro non guarda al futuro ma, nel documentare la visione profonda che oggi abbiamo della vita, lascia ai posteri traccia di ciò che l’uomo è. Dalla Grande tavola dei Segni del’62 al Disco Concavo del 2011 la sua voce si eleva sugli altri scultori per identificazione emotiva e consapevole di un mondo che non riesce a trovare un codice univoco nei sentimenti e nei valori condivisi.
La superficie levigata e lucente si contrappone a frammenti imperfetti e caotici, dando alle opere una perfezione assoluta e vera. Ogni opera è avvolta da un mistero, ha un significato recondito non svelato, tuttavia intuiamo che la sua forza scatenante parte dai meccanismi interni, sotto le fratture scomposte.
Sono forme imperfette, frammentate eppure coese ancora, mai tranciate completamente tanto i rilievi – negli anni’50 anche in cemento, piombo e argento – quanto tutti solidi degli ultimi decenni.
Tutte le opere sono memorie stratificate, microcosmi che rimandano all’umanità intera divisa dai conflitti per imporsi stupidamente, dimenticando la lezione più importante: la vera forza nasce dall’unione di parti profondamente diverse, unite dalla volontà di sopravvivere all’immensità dello spazio e del tempo.
Felicia Guida per MIfacciodiCultura
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