Col suo ultimo romanzo Donato Carrisi recupera l’ormai celebre protagonista di alcuni suoi ultimi thriller “l’addormentatore di bambini”. Torna ne La casa dei silenzi (Longanesi, 2024) il personaggio di Pietro Gerber, psicologo ipnotizzatore fiorentino, ancora una volta alle prese con la “missione professionale” di salvare un bambino dal suo incubo e intanto far spazio a delle dure verità per quanto riguarda la sua esistenza. Carrisi confeziona così una tetralogia con questo libro, che segue La casa delle voci, La casa senza ricordi e La casa delle luci.
Dopo la pausa narrativa con la pubblicazione lo scorso anno de L’educazione delle farfalle, Carrisi, dunque, torna ad una “formula” consolidata che per quanto assicuri una lettura avvincente, va detto, purtroppo non sorprende il pubblico di lettori più affezionati. Abbandonata la co-protagonista adulta, Anna Hall de La casa delle voci, che comunque ritorna ad una dimensione fanciullesca, continua la scelta di un bambino al centro della vicenda. Dopo Nico per La casa senza ricordi e Maja per La casa delle luci, arriva Matias, un fanciullo di nove anni, di una famiglia particolarmente benestante, la cui vita precipita nell’incubo di un sogno ricorrente in cui compare sempre lei la “signora silenziosa”. Il caso sollecita subito l’interesse di Pietro Gerber consapevole che le difficoltà da affrontare non sarebbe state poche.
Inizia da qui un lungo viaggio tra le terapie psicologiche più classiche fino alle metodologie sperimentali pur di capire come questa “signora silenziosa” sia finite nella testa di un bambino. Un luogo avvincente, non solo perché la mente è sicuramente uno dei posti più attraenti in cui sviluppare una trama coinvolgente, ma soprattutto perché si tratta di quella di un bambino che come, ogni individuo, ha anch’egli dei segreti.
Pietro Gerber è come di consueto un professionista dalla vita molto irregolare e solitaria che fa di questo caso, come degli altri, una sorta di questione personale, tenendo sempre sullo sfondo l’incrollabile confronto con l’originale “addormentatore di bambini”, vale a dire suo padre, il “signor B”. Al punto tale che la storia che nasce dalla mente del piccolo Matias finisce col sembrargli assolutamente reale… E poi – come di consueto – aggiunge un tassello a se stesso, scoprendo un po’ di se nelle storie degli altri.
Insomma, Carrisi non si smentisce nel proporre una storia appassionante, un protagonista assolutamente affascinante ed una nuova storia seducente soprattutto nel suo essere giocata, più che mai, tra il reale e il cosiddetto mondo parallelo dei fantasmi, ma non sorprende nel suo gioco narrativo tra presente e passato, nell’essere la “solita” avventura di Pietro Gerber.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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