La nuova frontiera della parità dei diritti passa anche per il fifty-fifty a casa

Gli uomini galanti di un tempo sono solo un miraggio? Ora la voce maschile tuona che non si trovano più nemmeno “le donne di una volta, quelle che si occupavano di tutte le faccende domestiche”.

Il gentil sesso ha ottenuto negli anni di poter studiare, acculturarsi, votare e perfino lavorare lontano dal focolare. Ma dividersi i compiti casalinghi, questo no, proprio non va giù!

Sono in molti a ritenere “giusto che siano pertinenza rosa, l’uomo lavora o cerca impiego…”. Un aspetto psicologico di sudditanza-reggenza ancora forte. A parità di carico esterno, la donna svolge i tre quarti degli impegni familiari, situazione che si aggrava in presenza di figli. Così, il potenziale economico del lavoro femminile è sottoutilizzato (World Economic Forum).

Dati alla mano, il 58,3% dei maschi del Bel paese non cucina, il 73,5% non apparecchia né sparecchia, il 98,6% non lava né stira, il 70,5% non fa la spesa. Le donne dedicano alle pulizie il 200% del tempo in più rispetto ai compagni (Eurostat). Una tendenza che ci vede tra gli ultimi in Europa. La parità fra i due sessi è più vicina nei Paesi nordici, come Svezia e Norvegia, nei quali il divario si assottiglia: circa due ore e mezza a testa.

Evidentemente, non può essere solo colpa delle mamme troppo premurose che viziano i loro bimbi. Lorenzo Todesco, ricercatore all’Università di Torino, in Quello che gli uomini non fanno, riporta il fenomeno alla questione economica: se è l’uomo l’unico ad avere un reddito, diventa scontato che la donna si occupi della casa e dei figli. “Un automatismo che rimane anche se lei ha un lavoro retribuito perché di solito è lui a guadagnare di più, ad avere una carriera meno frammentata e ad occupare posizioni professionali più importanti”. A questo si associa anche l’ideologia di genere, ovvero le aspettative della società che influenzano i comportamenti.

Oltre ad un welfare scarso e lacunoso, la situazione di disparità è un elemento di comodo: a ben vedere, i single riescono a sopravvivere e ad occuparsi della loro vita domestica, eppure appena rintracciano l’anima gemella smettono o ne riducono l’apporto. Il problema non sembra porsi quasi mai per le coppie omosessuali, dove tendenzialmente concorrono in base a tempo ed impegni.

Jhon Gray guarda, però, alle differenze ormonali e al modo di reagire allo stress. Al termine di una faticosa giornata (lavorativa fuori casa) una donna tende ad avere molta dopamina che la sprona ad agire, ma poca serotonina, aumentando la percezione di tempo e-o aiuto scarsi. Divanizzarsi non la rilassa, perché penserà a tutte le incombenze pendenti. L’uomo, invece, non ha voglia di fare niente (bassi livelli di dopamina), ma ha in circolo molta serotonina che lo fa sentire bene. Lui non riesce a capire tutta la frenesia femminile, lei non sopporta il fatto che il compagno rimandi sempre tutto.

Al di là della risposta neuro-ormonale, appare di buon senso venirsi incontro e sostenersi. D’altra parte, esistono anche i casi inversi, dove è il partner maschile ad essere il perfetto casalingo.

In una società in forte cambiamento, organizzare il menage è tema di conflitto e separazioni. La nuova frontiera della parità dei diritti passa anche per la (con)divisione dei lavori domestici.

La pretesa, di qualsivoglia parte, che se ne occupi l’altro, non ha ragione di esistere: non si tratta di cosa dovuta, ma bensì una cortesia. È un’eventualità, non tassativa e tantomeno scontata. Il punto di partenza è proprio questo: ogni singola persona può organizzarsi ed ingegnarsi. L’aiuto di un partner – di qualsiasi genere – deve essere interpretato come tale, il che significa rispetto reciproco.

In America, ha avuto grande successo il libro Getting to 50-50, how working parents can have it all, scritto da Sharon Mears e Joanna Strober. Un vero e proprio invito alla condivisione, perchè il 50&50 rende la coppia più felice e duratura. Non a caso, Sheryl Sandberg, 44 anni, amministratrice delegata di Facebook, sostiene l’importanza di

dividere il carico dei lavori domestici non solo è giusto, ma è la cosa migliore che possa capitare a una famiglia. Permettere agli uomini di fare la loro parte in casa, fa bene alla donna perché le dà più scelte, così come fa bene agli uomini ed ai figli. Il padre si sentirà più partecipe, i figli cresceranno più forti e sicuri, in un ambiente non conflittuale.

Appare evidente, nondimeno, che un gruppo di amici o coinquilini collabora per convivenza civile o affetto. L’amore, allora, non dovrebbe essere più forte di tutto questo da meritarsi almeno lo stesso trattamento?

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura