Divinità che diventano super-eroine in difesa delle donne: ma per un fenomeno così umano, come la violenza esercitata sul femminile, aspettare una risposta divina è davvero la soluzione? E’ un modo originale, colorato e dettagliatamente disegnato, col chiaro intento di usare anche il tratto grafico per scardinare i luoghi comuni sulle donne, quello usato da Ilaria Palleschi per proporre un “grido” di orgoglio e determinazione tutto al femminile, con il graphic novel Nereidi (Il Castoro, 2025).
Siamo nell’isola greca di Perimele, dove le donne vivono seguendo delle rigide regole emanate per “difenderle” a seguito di una serie di femminicidi. Sono restrizioni a tutti gli effetti, però, che limitano il loro agire, ma anche il loro modo di concepirsi libere, e Beroe, una giovane ragazza, proprio non riesce a starci dentro, così che spesso e volentieri si ribella a questi dictat per godere del suo tempo. D’altra parte le hanno sempre raccontato una favola, che per quanto l’avesse incantata come ogni bambina, non era stata davvero convincente, per trattenerla in quella serie di imposizioni. Non poter uscire da sola, non poter rincasare quando è ormai buio, doversi impegnare più di quanto fosse chiesto agli uomini in casa…
Beroe non ci sta e quando è costretta ad indossare una sorta di tunica per andare al mare, la suo indole la spoglia e la lascia tuffarsi in costume. Ila, il suo migliore amico, cresciuto – suo malgrado – in quel mondo di regole, cerca di convincerla in tutti i modi, contro la sua volontà, a rivestirsi, ma questo scatena l’ira delle Nereidi che risalgono dalla profondità delle acque per difenderla. Ma è proprio in quel momento che qualcosa si spezza…
Non che quella protezione delle “donne” per le “donne” non fosse gradita, ma la consapevolezza che non bastassero quelle assurde regole che ancora una volta rendevano “vittime” le donne, invece che correggere la cultura e l’approccio maschile alla loro persona, non poteva essere relegata alla volontà divina.
Le donne dell’isola vengono così chiamate a reagire da quella voce giovane ma potente, che rimette le Nereidi a loro posto e le sprigiona dalle severe e rigide regole alle quali le loro esistenze erano state sottoposte.
Non è l’ora in cui una donna esce a metterla in pericolo, i malintenzionati possono entrare in azione in qualsiasi momento; non è il modo in cui è vestita una donna a metterla in pericolo, i malintenzionati sono tali a prescindere; non è l’essere sola in strada a renderla più vulnerabile; non è limitando le loro scelte o la loro esistenze che può cambiare l’approccio di chi non ha rispetto della vita altrui, in particolare di quella delle donne.
Ilaria Palleschi disegna un’isola in cui questa “rivoluzione” di consapevolezza accade; l’auspicio è che non rimanga un’ “isola” lo spazio che sia in grado di intraprendere ma ancor più sostenere questa nuova visione del mondo femminile: un mondo che merita lo stesso riguardo, la medesima libertà d’essere e di agire che, da secoli, è culturalmente preclusa. Perché se è vero che tanti sono i ruoli che le donne hanno imparato a conquistarsi, non si può vivere di concessioni, né di eccezioni, ma di nuove consolidate concezioni della donne come degli uomini. E gli stessi uomini su questo possono e devono lavorare in concerto con le donne che dicono di amare.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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