Liberare i pensieri può somigliare all’idea di un cane senza guinzaglio. Due immagini che si avvicinano soprattutto se un amico a quattro zampe libero da costrizioni ti conduce verso una sospensione spazio-temporale che può ricondurti a quella rivoluzione dei sensi che riconsegna all’equilibrio in una giornata di asfissiante canicola.

E’ l’essenza del romanzo d’esorsio di Giovanni Toscano Il guinzaglio (Fandango, 2021)

Dopo tre anni da fuori sede al Nord, Michele torna a casa per le vacanze, ma l’estate sulle colline pisane è noiosa e solitaria; la sua fidanzata storica è lontana per uno stage e l’idea che la loro relazione non possa resistere alla distanza chilometrica è assillante. Fortunatamente con lui c’è Ulisse – viaggiatore e conoscitore per antonomasia – e durante uno dei tanti pomeriggi di passeggiate senza meta è proprio lui a condurlo dritto dritto in casa di una bellissima ragazza italo-francese coetanea, Léa, anzi – per meglio dire – nella sua piscina.

Ulisse si tuffa senza, ovviamente, chiedere il permesso a nessuno e immerge Michele in un pomeriggio di chiacchiere e provocazioni, fino a decidere di rimanere a cena e, addirittura, di trascorrere lì la notte in un gruppo di persone che via via si allarga tra zii, cugini, amici storici e molto vino.

Michele si rilassa, si ritrova, inebriato dal vino, dalla compagnia e da un po’ di agoniata spensieratezza sembra sapere finalmente anche come “risolvere” la sua relazione, ma dall’altro versante della montagna c’è un incendio doloso che funesta l’intera vegetazione e incombe su quell’allegro gruppo, minacciando – a causa del forte vento – anche la loro abitazione.

“Il vino ghiacciato mi scende in gola come acqua fresca e in un attimo sento l’alcol bruciare nello stomaco. Trattengo il fiato più che posso, fino a svenire e poi rilascio piano l’aria dalla bocca. È una questione di secondi e il bruciore si estingue, mentre il cervello piano piano si dilata nella scatola cranica come se ci stesse passando aria. Va già tutto meglio”.

Tra ricordi e desideri, Giovanni Toscano racconta, tra tinte allegre quanto malinconiche, tutti i dubbi dell’avere vent’anni e già “guinzagli” che li tengono legati nelle relazioni.

 

 

“Continuo a guardare Ulisse e un pensiero mi sfiora. Vuoi vedere che forse, alla fine, se non rischiamo un po’, se non ci sono invasioni di campo, cani indisciplinati senza guinzaglio, se non litighiamo, se non commettiamo mai nessuno sbaglio, se non ci sono perdono e affetto… che senso ha tutto questo?”.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura