Torna con una nuova storia ed una vecchia passione la Storia e i suoi grandi temi, in particolare la Seconda Guerra Mondiale e l’avventura bellica italiana in Africa. Stiamo parlando dell’autore Pasquale Scipione che ha da poco dato alle stampe il nuovo racconto dal titolo Intervista ad un disperso in Africa (Caramanica Edizioni, 2023) . Protagonista è il Tenente Carlo e la sua storia, o meglio l’esigenza di saperne di più; nasce da un evento luttuoso che travolge la sua famiglia e in seguito alla quale Lino comincia a ritrovare documenti, testimonianze che lo portano ad interrogarsi su di lui e sulle sue scelte di partecipare alla causa fascista.

Non è una novità tematica per l’autore che già in passato ha cavalcato con le sue storie verosimili il tema. Ricordiamo Ritorno tedesco con incognita (2017); Ite: il caso è risolto (2018) e “Figli di El Alamein (2020). Lo stesso Tenente Carlo era già apparso in un altro suo racconto, ma l’aspetto comune che più colpisce e l’atteggiamento riflessivo che c’è dietro quello narrativo. Scipione, ancora una volta, indaga una vicenda umana-politica ed emotiva, sganciandosi da ogni “pregiudizio”.

Ben chiara è la sua condanna al “fascismo” e alle atrocità della guerra, ma nella sua narrazione sceglie la via della “comprensione”, che nulla ha a che vedere con la “condivisione”; una scelta messa ancor più in luce con la scelta della forma dell’intervista. Un tipico dialogo di carattere giornalistico, ma che in realtà nelle intenzioni narrative della stessa tende a recuperare non solo la dinamica della “domanda-risposta” che porta lo stesso “fantasma” del Tenente Carlo a parlare col protagonista Lino; ma soprattutto il principio dell’obiettività sul quale il cosiddetto “quarto potere” è deputato a muoversi.

Cosa scopre Lino? Siamo con questa domanda al centro del racconto e non è l’anticipazione dei fatti quella alla quale darò seguito, ma ad un’evidenziazione: l’analisi dei fatti che conduce l’autore vuole innanzitutto consegnare il lettore ad una consapevolezza, cioè l’ emergere di destini comuni nel bene come nel male, quando sullo sfondo c’è la guerra.

La corresponsabilità di tutti nello svolgersi degli eventi storici è incontestabile – afferma Scipione in una sua nota d’appendice.

Perchè al di là della vicenda, della storia e della Storia, quella che si ritrova in questo suo nuovo racconto è una riflessione profonda, per cui il suo protagonista – il Tenente Carlo – lascia venir fuori tutte le sue contraddizioni. Tant’è che lo stesso Scipione conclude la sua riflessione a margine del libro affermando:

Ciascuno di noi conserva poi nella sua coscienza o nella sentina del suo subconscio, aspetti, note, sensazioni non rivelandole anche in una convivenza. Carlo invece ha saputo riscattarsi facendo emergere tutte le sue contraddizioni seppellendo nel deserto libico i suoi rancori riscattandosi con l’amore dei suoi familiari e fiducia che non serve il moschetto e la baionetta a cambiare il mondo. Libertà, fraternità e solidarietà.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura