“La Venere di Botticelli è tanto bella che non rileviamo l’innaturale lunghezza del collo, le spalle spioventi e lo strano modo con cui il braccio sinistro è raccordato al corpo. O, piuttosto, dovremmo dire che tutte queste libertà che Botticelli si prese con la natura per ottenere la grazia della linea, accrescono la bellezza e l’armonia del disegno, in quanto accentuano l’impressione d’un essere infinitamente tenero e delicato, spinto alle nostre rive come un dono del cielo.”
Ernest Gombrich, The Story of Art, 1950
Così parlò Gombrich, uno dei più grandi studiosi di storia dell’Arte, nel suo memorabile saggio del 1950 e poi di nuovo nel più recente The Uses of Images: Studies in the Social Function of Art and Visual Communication (L’uso delle immagini. Studi sulla funzione sociale dell’arte e sulla comunicazione visiva) del 1999 pochi anni prima della sua morte.
Sappiamo (o dovremmo saperlo) tutti a quale visione pittorica si riferisce il critico austriaco e senza dubbio ne abbiamo sentito parlare molto in queste ultime ore.
Bene.
Questo è innanzitutto un dato positivo.
Tutti parlano della Venere di Botticelli.
O meglio, tutti parlano della Venere di Botticelli protagonista della nuova campagna per il Turismo in Italia promossa da Daniela Santanché a capo del Ministero del Turismo e firmata dall’agenzia creativa Armando Testa.
Per i pochi distratti cerco di rimediare.
La Venere del Maestro Sandro Botticelli dal 1485 è stata catapultata tra noi, anche grazie all’uso di una certa intelligenza artificiale, e scelta come testimonial e influencer per promuovere il Turismo in Italia (spero che le abbiano spiegato i termini inglesi concessi in Italia prima di assegnarle l’incarico…).

La si vede dunque “in tutti i luoghi, in tutti i laghi…” (Valerio Scanu docet) ma soprattutto la si vede nelle vesti di una giovane donna del 2023 bella e “dai lunghi capelli”, dunque affascinante nella sua precipua femminilità, che ci guida alla scoperta delle meraviglie del nostro BelPaese, le uniche rimaste: i luoghi emblematici della Cultura (eretti da altri prima di oggi), la fortunata coincidenza di Bellezza della Natura per posizione geografica (nonostante facciamo di tutto per deturparla) e il nostro Costume, quindi anche la meraviglia enogastronomica di tante pietanze italiche tra cui la pizza.
Ma siamo in Italia ed ecco che i radical chic, da tastiera e non, incominciano a tirar fuori tutta la loro rabbia repressa perchè incredibilmente una donna di destra al governo ha promosso una buona operazione di marketing (é solo ed esclusivamente questo per me la campagna promossa dalla Santanché, ben inteso) per portare più turisti in Italia.
Tutti pronti a criticare qualsiasi cosa e dico proprio tutti, anche gli influencers ( o quelli a cui piacerebbe tanto esserlo) della Cultura su Youtube che si spingono in lezioni d’arte accurate sulla Nascita di Venere, sul Neoplatonismo, sulla sacralità della dea, sul mito della sua nascita, sulla schiuma del mare che non era in territorio italico perché siamo sull’Isola di Cipro, per far vedere che loro ne sanno (e menomale che ne sanno, tanto per intenderci).
“Quante certezze…” che vengono tirate in ballo in questi giorni sulla Venere.
Mi viene tanto in mente quel genio di Paolo Sorrentino nella sua mirevole “Grande Bellezza”, in particolare penso alla scena sulla terrazza romana in cui si può assistere ad un clamoroso ritratto di una donna “emancipata” che si ritiene “evoluta e cazzuta” (ve ne consiglio la visione) senza nemmeno comprendere il senso delle parole che escono dalla sua bocca.
Esattamente come quello, mutatis mutandis, che sta avvenendo in merito all’argomento della Venere della Santanché (è vero, accostare i nomi fa pensare ma tant’è):
1) è una campagna promozionale per il Turismo in Italia:
sta facendo parlare (anche della Venere di Botticelli tra l’altro), ovvero sta funzionando: in termini di marketing è riuscita a sfondare le barriere del non-interesse medio di una popolazione globale sommersa da stimoli uditivi e visivi di qualsiasi buona o pessima categoria;
2) é centrata sul target: moderno e contemporaneo. I termini non sono sinonimi: é nuova e in linea con il nostro presente e mira in particolare a un target internazionale di massa, prendendo a riferimento i punti chiave del nostro Paese: Arte, Bellezza e prodotti enogastronomici di qualità.
3) punta a rendere accattivante la Cultura senza infiocchettarla a tutti i costi di paroloni pronunciati con la “R” moscia del caso.
Detto questo la campagna poteva sicuramente essere fatta meglio, non vi è dubbio.
A cominciare dal titolo guida “OPEN TO MERAVIGLIA” che vanta una crasi terribilmente brutta tra inglese e italiano.
La voce della Venere non é poi del tutto appropriata giacchè sembra quella di un cartone animato che fa il verso a Peppa Pig.
Alcune scene promozionali sono state comprate su un sito di immagini a pagamento e non sono girate in territorio italiano ma in Slovenia. E questa credo sia la pecca più grande di questo spot.
Ma vorrei rimanere sulla scelta di usare la Venere e sull’uragano di polemiche che ha suscitato.
La Venere testimonial che si vuole far diventare “virtual influencer” non è, a mio avviso, il reale problema della campagna e tantomeno indice del mancato buon approccio alla Cultura in Italia, semmai lo sono le tante (troppe) reazioni bigotte alla campagna in questione.
Non è questo il problema dell’Arte in Italia, della Venere e dei suoi illustrissimi “colleghi” che abbiamo il privilegio di avere nei nostri Musei.
Il punto è che quando i turisti si muovono (e per turisti intendo metaforicamente anche chi ha la buona volontà di spostarsi dalla sua comfort zone abitudinaria di tv e divano ed entrare in un Museo e/o godere delle Bellezze culturali del nostro Bel Paese) devono avere un chiaro ed evidente abbraccio valoriale appartenente allo spessore di cui ci vantiamo tanto. Invece siamo, purtroppo, molto indietro.
Parlo di servizi che non sempre funzionano al meglio dentro e fuori i luoghi d’Arte.
Parlo di curatele dove chi organizza e firma una mostra dovrebbe capire o quantomeno saperne davvero dell’artista e della sua arte e non farlo diventare un’attrazione luccicante che riempia le casse di soldi.
Parlo naturalmente anche di treni, aerei, alberghi (etc.) dove alla prima banale emergenza sembra sempre che ci troviamo in Tibet isolati per una paradossale nostra volontà autolesionista.
E in particolare parlo di una materia come la storia dell’Arte che non si ritiene abbastanza importante da metterla in primo piano in tutte le scuole dell’obbligo e promuoverla in maniera costante non solo per grandi occasioni politiche di facciata.
Credo sinceramente che avremmo bisogno di amare e farla amare l’Arte scendendo dal piedistallo ed entrando in contatto reale con le persone: l’Arte è (dovebbe essere) PER tutti, ma oggi è soltanto per principio DI tutti.
Ed è una tremenda differenza.
Dobbiamo lavorare tenacemente e fare in modo che l’AMORE per l’ARTE sia non solo necessario, ma prima di tutto naturale.
C’è molta strada da fare, é vero.
Intanto, però, possiamo guardare il nostro Bel Paese, la Cultura e l’Arte che abbiamo in dono senza ammantarci di belle parole e puntando al cuore valoriale del suo messaggio.
O almeno proviamoci.
Sic et simplicitur.
(alla radical chic 😎)
valentina ferrario
Come piccola nota a margine vorrei farvi riflettere anche sul doppio pesismo tanto facile in questo Paese: in passato alcune famose ( e peraltro ben fatte) campagne contro la violenza sulle donne hanno “scomodato” e “modernizzato” alcune donne dell’Arte, tra queste anche la Venere di Botticelli, ma allora andava bene e nessuno parlava del depauperamento semiotico dell’opera d’arte in questione.


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