Chi sarai mai e quale storia porterai venendo a questo mondo? L’origine umana non è mai un destino concluso (come lo è la finitudine della morte); il divenire vi resta aperto e la nuova nata o il nuovo nato non apppartiene che al suo futuro.

Trame di nascita tra miti, filosofie, immagini e racconti (Moretti e Vitali, 2023) è un viaggio immersivo nel concetto di nascita compiuto, in questo testo, dalla sua autrice la filosofa, saggista e traduttrice Rossella Prezzo. L’aspetto, indubbiamente, più stimolante sotto il profilo riflessivo, parte sicuramente dal rovesciamento prospettivo che ella propone rispetto alla consuetudine di definire gli individui “comuni mortali” invece che “comuni natali”. E’ immediata l’intuizione, già suggerita, da ambedue le definizioni: se nell’abituale modo di dire si pone l’accento sull’unico finale possibile per ogni essere vivente – non volendo scomodare la lettura – da me sostenuta – per cui tutto si trasforma ed anche la morte è una “fine” sociale più che naturale -, con la seconda l’orizzonte inaugurale per chiunque venga accolto al mondo è ciò che della sua vita riuscirà a fare, snodandosi in un continuo rimando di individualità/affermazione personale e condivisione.

Una corrispondenza che si sotanzia fin dal primo vagito, perchè se è vero che – come ricorda Prezzo – Pavese era solito suggerire che si nasce e si muore da soli, è vero che la stessa nascita è il primo atto di condivisione, quello del corpo materno che fa spazio, accogliendo, ad un nuovo corpo.

La filosofa, giustamente, dunque, riparte dall’atto della nascita stesso perche è il distinguo più importante tra uomo e donna. A fare la differenza basica tra i due generi è proprio la prerogativa di mettere al mondo, che coinvolge esclusivamente il corpo femminile, al di là dell’atto procreativo. E poi più semplicemente perchè è l’ “inizio” di tutto: prima di concepirci e costrurici come individui, siamo concepiti da qualcun’altro, il che sottolinea ancor di più la necessità di sentirci più “comuni natali” che “mortali”.

In effetti è anche, se vogliamo, una ridistribuzione di importanza, per cui si dà più rilevanza simbolica e rivoluzionaria all’atto della nascita che non della morte. Tanto più che, in effetti, a ben vedere, se è vero che chiunque nasce morirà, non è detto che chiunque nasca o che tutti esercitino l’eventualità di far nascere.

E allora come si è sviluppato il concetto di nascita e perchè ad esso si è sovrapposto in maniera quasi più preponderante quello della morte? Il viaggio, di cui dicevo all’inizio, è proprio quello che Rossella Prezzo fa a partire dai miti e dalle leggende in cui addirittura il potere di dar vita era una prerogativa al maschile, basti pensare – ad esempio – a Zeus, e tra l’altro poteva essere pressocchè fantasioso (gestazioni dalla testa o dalla gamba, per ricordare la nascita di talune divinità!); per poi passare a diverse letture filosofiche al maschile, prima di approfondire quelle di pensatrici come Hannah Arendt e Maria Zambrano.

Arendt definisce kantianamente forme a priori della condizione umana “unicità, pluralità e libertà”, per cui “gli esseri umani, anche se devono morire, non sono nati per morie ma per incominciare. […] In ogni nascita il nuovo ripete l’antico nella capacità di dare inizio, e il nascere si ripete nel suo carattere inedito. Per questo è un ‘miracolo’ che salva il mondo dalla sua naturale fine e la vita dal suo destinale tracciato verso la morte“.

La nascita di Zambrano è, invece, un “atto di comparizione è ad-sum: sono qui, eccomi, ci sono”. Nella sua lettura filosofica “la sua nascita non si conclude nella sua venuta, perchè l’umano non può stare nel suo esserci; non può limitarsi a essere creatura e basta”.

Ma chiaramente il cerchio riflessivo non poteva chiudersi se non andando a toccare la nascita in epoca contemporanea, fatta anche di procreazione assistita, gestazione per altri che ha, inevitabilmente, fatto della nascita ancor più un “atto condiviso”, se non anche un “atto politico” (come è accaduto in taluni paesi dove in alcuni periodi si è praticato l’aborto al femminile per mantenere più alto il numero maschile).

Da evento che accadeva all’interno dello spazio domestico e del ristretto gruppo femminile famigliare, la nascita è ormai un luogo affollato di persone, tecniche, tensioni socio-politiche, persino geopolitiche, e interessi economici. Scrive l’autrice riconoscendo l’evoluzione dell’atto e chiedendosi, però, allo stesso tempo se il principio della “madre certa” non sia stato messo in una situazione di bilico, che la conduce a dire che “la domanda ma da dove vengono i bambini? non sembra più essere appannaggio solo dell’infanzia”.

La sua non appare, nel libro, come una condanna all’evoluzione scientifica e biotecnologica, ma certamente un punto di domanda rispetto al principio, valido sin dalla notte dei tempi, narrazione religiosa compresa, della “madre natura” a cui ora si affianca una “madre-macchina”.

Sarà questo che ci mette più al confine del “comune mortale” che del “comune natale”… ?

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura