Se la Chiesa non si è inventata la subordinazione trai i sessi, ha scelto di legittimarla spiritualmente.
E’ l’assunto dal quale parte l’affascinante testo di Michela Murgia Ave Mary e la Chiesa inventò la donna (Super ET, 2018) che adotta un punto di vista ben preciso, il suo, ovvero quello di una donna credente che intende rimettere in luce degli aspetti che, rispetto alla religione Cattolica, sono più frutto di una lettura allegorica che esegetica. O meglio, Murgia in questo testo si sofferma su alcune forzature che, secondo lei, hanno contribuito al consolidamento sociale di una umanità innatamente maschilistica, essendo la religione sicuramente tra le prima sostanze a permeare la “cultura” delle società più arcaiche; ma – allo stesso tempo – porta avanti questo lavoro di ricostruzione per affrancare la fede in Dio da questa “responsabilità” proponendo letture ed esempi di come la parola di Dio non abbia a che fare con una connotazione maschilista. Anzi.
Il corto circuito si è creato per via del fatto che non esistono narrazioni prive di conseguenze: nemmeno la più innocente delle fiabe lascia il mondo come lo ha trovato. Ed ha ragione. E’ ciò non vale meno per la religione.
Una delle prime storie che tutti impariamo è quella dettata dal contesto religioso in cui abbiamo avuto la ventura di nascere (lei compresa, ndr), una storia che passa anche attraverso le parole che sono state scelte per raccontarcela. Sul nostro accesso all’immaginario del racconto biblico ha infatti influito molto la traduzione di cui disponiamo, che in molti casi risente dell’intenzione culturale di chi l’ha raccontata.
Un esempio su tutti, per rendere l’idea di quanto sostiene Michela Murgia, è – ad esempio – nella figura di Maria, la mamma di Gesù. L’autrice dimostra come le si può togliere l’etichetta di icona della più passiva docilità. Nella Nazareth del I secolo è effettivamente quanto meno inusuale, se non impossibile, immaginare che un estraneo si rivolga direttamente ad un adolescente per annunciarle una gravidanza e che la stessa decida in perfetta autonomia di accettarla, senza rivolgersi ad alcuna figura maschile che fosse il padre con la sua potestà o il suo promesso sposo.
Il sì di Maria all’annunciazione andrebbe studiato in tutte le circostanze in cui si ragiona di donne, perché è quanto di più distante dall’ordine patriarcale si possa sperare di vedere. […] Si tiene il suo segreto, la sua vita misteriosa e il suo bambino che le cresce nel ventre, e non dice niente a nessuno. Anzi, fa proprio quello che potrebbe aumentare agli occhi ti tutti la sua consapevolezza: si mette in viaggio e va a trovare sua cugina Elisabetta, l’unica che si accorgerà che è incita.
Insomma se già l’angelo è un anticonformista che non rispetta i passaggi rituali del sistema giudaico di allora, lei lo è di più.
E allora per dare la misura fino in fondo dell’operazione di “riscatto” della narrazione religiosa che abbiamo ereditato che Michela Murgia in questo – di cui la figura di Maria è solo un esempio, ma tra i più avvincenti – non si può far meglio che proporre le sue stesse parole conclusive:
Maria ha fatto solo quello che ha voluto, nei tempi e nei modi che ha deciso, a condizioni stabilite da lei, costringendo di fatto a piegarsi alla sua libertà di dire sì tutto il sistema che la circondava e pretendeva di dettare legge. […] Il Dio che ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili ha anche destabilizzato una volta e per sempre la gerarchia patriarcale tra l’uomo e la donna, facendo di una ragazza la massima complice della salvezza del mondo.
La figura di Maria incarna perfettamente l’essenza dell’intero libro; soffermarsi sull’idea di lei che propone Murgia, tra le più belle dell’intero testo, è quanto di più centrato per dare l’idea di cosa si potrà leggere tra le pagine di Ave Mary.
Con una simile madre non c’è da stupirsi se Cristo per tutta la sua vita pubblica ha usato alle donne un’attenzione altrettanto anticonformista rispetto al contesto in cui è vissuto. Non c’è niente come la Scrittura per rivelarci quanto sia falsa l’idea di Maria che vogliono darci a bere come docile e mansueta, stampino perfetto di tutte le donnine per bene.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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