Nina Simone è, ormai, una leggenda.

La sua musica ha risuonato per più di mezzo secolo e, ancora oggi, ci stupisce con tutta l’immortale modernità di cui questa donna, nera e di umili origini, fu capace.
Il 21 febbraio del 1933 nasce Eunice Kathleen Waymon, nel North Carolina. La sesta figlia di un predicatore è proprio lei, la futura leggenda della musica, cresciuta e allevata in una famiglia estremamente religiosa.
Infatti, la decisione di cambiare nome per la sua carriera artistica va oltre l’estro estetico o un capriccio di vanità.
Quando nel 1954 sceglie il suo nome d’arte è per sfuggire alle ire della madre: dopo aver dato lezione private di piano inizia a suonare ad Atlantic City al Midtown Bar & Grill on Pacific Avenue quella che la madre considera la musica del diavolo.
Forse è così che nascono le leggende. Un po’ per caso, per gioco, senza troppi piani congegnati a tavolino.
Nina è semplicemente un rifacimento dallo spagnolo: niña, bambina. Simone invece è riferito all’attrice Simone Signoret tanto ammirata da quella giovane ragazza del North Carolina.
Ma la Simone, in realtà, non nasce come cantante. Il suo sogno era semplicemente diventare una grande pianista. Cosa che, effettivamente, fu, ma non certo grazie al mondo musicale che la circondava. La scelta, infatti, di esibirsi ad Atlantic City viene maturata nel momento in cui viene rifiutata la sua domanda alla Curtis Institute per studiare da pianista.
Nina Simone volle sempre essere una pianista, mai una cantante: ma essere donna e per di più nera negli anni ’50 in America fu uno dei più grandi ostacoli della sua carriera.

Il successo, comunque, arriva come cantante e Little Girl Blu è l’inizio di una carriera musicale d’eccellenza, benché contornata da alti e bassi nella vita privata, forse dovuti anche al carattere particolare della Simone.
Essere donna e essere afroamericana furono le due costanti che sempre influirono sulle sue scelte e sulle sue canzoni: non è certo un caso che si affiancò alle battaglie di Martin Luther King prima e Malcom X poi, sembrando più vicina a quest’ultimo nei loro ideali di lotta per i diritti.
Ma Nina Simone fece protesta nel modo che le veniva meglio: la musica.
Mississippi Goddman è una delle sue prime canzoni di protesta, in risposta all’omicidio di Medgar Evers e i fatti della Chiesa battista della sedicesima strada in Alabama che divenne simbolo del terrorismo razzista dei bianchi.
Scrisse questa canzone in meno di un’ora e divenne simbolo delle battaglie degli anni ’60 per i diritti: insieme a Four Women e To be Young, Gifted and Black è la più famosa delle canzoni di protesta da lei scritte.
Hound dogs on my trail
School children sitting in jail
Black cat cross my path
I think everyday’s gonna be my lastLord, have mercy on this land of mine
We all gonna get it in due time
I don’t belong here, I don’t belong there
I’ve even stopped believing in prayerMississippi Goddman – Nina Simone
Nina Simone era sicuramente giovane, con un dono e nera e, alla fine, il mondo le diede il giusto riconoscimento.
Le sue canzoni sono oggi nei grandi repertori di moltissimi musicisti: basti pensare a Feeling Good o I Put I Spell On You.
Ma, alla fine, è bene mettersi l’anima in pace: il talento della Simone è ineguagliabile. Lei, con buona pace di chiunque voglia fare questo mestiere, era dotata di un talento musicale che era senza ombra di dubbio un dono divino.
Grazie anche alle sue origogliose radici afroamericane, era capace di cogliere sfumature nelle sue canzoni che, ancora oggi, dopo tanti anni, rendono ogni ascolto di un suo pezzo sempre nuovo e ricco. Come se fosse la prima volta.
Le note portate tipiche della sua tradizione si uniscono a moltissimi anni di studio di piano classico, rendendo i suoi pezzi un connubio di difficile definizione. E mai la critica riuscì a metterle delle catene nemmeno nella definizione del suo genere musicale.
Era jazz in tutti i sensi, Nina: nel suonare, nel cantare, nell’animo. Era indefinibile e senza confini, costituita di così tante sfumature da far passare in secondo piano ogni definizione.
C’erano sicuramente delle influenze blues e soul nelle sue canzoni, senza contare quelle della musica classica.

Ma in lei tutto si mescolava così bene da poter avere una sola definizione: quella di essere Nina Simone.
Passione, caparbietà e un pizzico di follia hanno reso la stella di questa giovane donna la più brillante nel cielo della musica, affiancata da grandi donne del calibro di Etta James.
La morte, giunta a 70 anni il 21 aprile del 2003, dopo una lunga lotta con il cancro, ha solo arricchito il grande novero dei musicisti che non sono più tra noi.
Ma una consolazione c’è: chissà che musica divina ascolteremo in Paradiso.
I wish I knew how
It would feel to be free
I wish I could break
All the chains holding me
I wish I could say
All the things that I should to say
Say ’em loud say ’em clear
For the whole round world to hearI Wish I Knew How It Would Be To Be Free – Nina Simone
https://www.youtube.com/watch?v=Ff-0pHwyQ1g
Marta Merigo per MIfacciodiCultura
Marta Merigo
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