Prendi un po’ della magia de La spada della roccia – tra animali parlanti e vecchi saggi; un goccio d’infanzia e un’accademia importante dalla saga di Harry Potter; il castello, un’alta torre con stanze segrete, una missione da compiere, pozioni magiche, lutti e una vecchia megera, come nel miglior repertorio Walt Disney ed ecco che le gemelline Agatha, Ambra e Giada danno vita al racconto d’esordio di Francesca Iannello L’eredità di Cassandra (Scatole Parlanti, 2024).
Le tre streghette – col nome di pietre preziose – hanno, sin da subito, la dolcezza delle fanciulle e la scaltrezza delle predestinate. In effetti al compimento del loro ottavo anno d’età i tempi sono maturi per scoprire il loro “dono” ed entrare a far parte dell‘Accademia del Giorno e della Notte, ma mentre per Agatha e Ambra la scoperta avviene presto, per Giada la rivelazione è decisamente più complessa. Accompagnata dalla sua amica Persefone e dal gatto Koodah, senza coda e senza memoria, Giada scoprirà di essere la nuova “Apprendista lunare” della famiglia, chiamata a gestire – dunque – un potere tanto affascinante quanto pericoloso.
In questa “favola” le emozioni e le scoperte rispondo ad un climax crescente, così come a “crescere” sono le sue piccole protagoniste che si conoscono e riconoscono grazie alla “magia”. Eppure non è una magia del tutto fantastica quella che propone Iannello, è una “magia” che ha più a che fare con la scoperta delle componenti più ataviche di ogni essere umano; di quei “poteri” che serbiamo nel nostro io più profondo che ad un certo punto, in effetti, fanno scrivere all’autrice:
“Forse era questo che voleva dire crescere: prendere consapevolezza che nulla resta com’è, ma tutto cambia inesorabilmente”.
Tant’è che, pur essendo buone, Iannello non definisce le tre piccole protagoniste “fate”, così come da tradizione letteraria, ma “streghe”, come a voler supportare una rivoluzione di senso ad una etichetta da sempre utilizzata per colpevolizzare le donne e, non di rado, ucciderle. Così il testo per quanto intessuto sulla trama del fantastico, finisce con l’avere anche una mission tra le righe di riscatto al femminile, nonché di solidarietà al femminile, che chi vuol cogliere può far da subito notando facilmente che tutti i personaggi che compaiono sono femminili, si sostengono e sono tra loro leali e pronte a comprendersi e perdonarsi.
L’amore ha un posto importante in queste dinamiche, quello famigliare quanto quello amicale, e muove il loro mondo, spingendole alla voglia di scoprire e di sapere e ingaggiando una dura lotta con il “male”, che poi male non è, ma più che altro dolore. Mancanza d’amore.
Per essere un racconto fantastico, in effetti, è più legato al realismo di quanto si possa immaginare. Lo è anche nella citazioni di feste, come la festa celtico-pagana Semhain ( quella che nella tradizione occidentale e “commerciale” diventa Halloween); come Ostara, uno dei sette sabbat pagani che corrisponde all’ equinozio di primavera; come Yule, direttamente dalla tradizione germanico pagana, ovvero solstizio d’inverno; come Imbolc – o anche “Giorno di Santa Brigida” – l’antica festa del culmine dell’inverno, sempre di tradizione celtica, che cade il primo febbraio.
Insomma per essere una storia fantastica di magia “L’eredità di Cassandra” attinge molto dalla realtà; la Iannello avrebbe potuto osare ancora di più nell’immaginazione di un altro mondo e un altro modo; quella che è autentica, invece, è l’azione di recupero, attraverso la narrazione, di un’antica tradizione di una cultura “dimenticata” per certi versi e che pur ci appartiene. E che probabilmente la stessa Francesca Iannello sente più vicina di quanto si possa immaginare, che forse ha affascinato la Francesca bambina che oggi ha generosamente restituito un po’ di quella fascinazione a chiunque voglia leggere delle meravigliosa avventura di Agatha, Ambra e Giada.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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