
Il segnale d’allarme che ci mostra quanto sia ingiusto parlarne “soltanto” come un rivoluzionario scatta nel vedere che per tutta la vita Rodin ha cercato l’appoggio e l’approvazione degli ambienti accademici. Nato a Parigi nel 12 novembre del 1840, il giovane Auguste tentò infatti l’ingresso all’École des beaux-arts, venendo però più volte respinto. Per anni, complice anche la guerra, fu costretto a svolgere lavori come artigiano e decoratore, mentre la sua vera passione restava confinata nel suo studio personale. Iniziò a collaborare con scultori più affermati, e uno di questi fu la chiave di volta del suo successo: Ernest Carriere-Belleuse, produttore di oggetti d’arte su larga scala, lo segnalò per un posto come progettista nella fabbrica di porcellane di Sèvres, che grazie ai suoi disegni divenne nota in tutta Europa. Da quel momento il suo nome iniziò a circolare: fu invitato a esposizioni, mostre, convegni iniziando poi a lavorare su commissione. Paradossalmente, le due opere che più lasciarono insoddisfatti i committenti sono divenute simbolo della sua arte e apprezzate solo pochi anni dopo dall’ambiente artistico: i Borghesi di Calais e il Ritratto di Honore de Balzac. Analizzando il modo in cui Rodin è arrivato al successo capiamo subito una cosa: egli, prima di tutto, era un grandissimo disegnatore: la bellezza dei suoi bozzetti è straordinaria per la delicatezza del tratto e la precisione dei dettagli emozionali. Sembra quasi che Rodin voglia dar vita propria ai disegni prima ancora che alle statue. Di recente, sono stati compiuti approfonditi studi su una raccolta segreta dell’artista: i suoi disegni erotici. Custoditi gelosamente da Rodin, furono eseguiti tutti quando aveva già superato i sessant’anni. Troppo moderni per l’epoca, i nudi femminili di Rodin sono un inno alla sensualità che ripudia il voyeurismo e si lancia nel celebrare la vita, attraverso la bellezza dei corpi che bastano a se stessi, senza necessità di una cornice. Per il centesimo anniversario della scomparsa di Rodin nel 2017, Rizzoli, in collaborazione col Museo Rodin ha pubblicato un carnet inedito con 121 fogli dei disegni dell’artista, una delle tante celebrazioni dell’anno.

In Italia qualche anno fa (2017) la pubblicità di una mostra a Treviso tramite Facebook era stata resa impossibile dalla censura della statua del Bacio, giudicata come eccessivamente allusiva.
Paragonare Auguste Rodin ad un semplice voyeurista significa non aver compreso nulla della sua arte, né delle sue intenzioni rappresentative: durante i due mesi di soggiorno in Italia ebbe modo di ammirare Michelangelo, e fu al Buonarroti che si ispirò per tutta la vita, adattandolo alla sua epoca. Mise al centro della sua opera l’emozione: ogni sua scultura non aveva come obiettivo rappresentare l’esteriore, l’apparenza, ma l’interiorità del soggetto. I contemporanei non lo capirono subito (ecco spiegato l’insuccesso del Balzac) ma presto ne ammirarono lo stile. Ecco quale fu la sua rivoluzione “guidata” dai maestri: una rivoluzione d’emozione. Per questo motivo la sensualità del bacio non potrà mai essere allusiva: essa è quello che è, e vuole esserlo. Ed è, senza dubbio, meravigliosa.
Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura
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