United Colours of Art – Il Giallo non è solo canarino

Cristo in trono, Book of Kells, Trinity College, Dublino

Con questo terzo articolo, questa volta la rubrica United Colours of Art ci offre un excursus panoramico sull’utilizzo del GIALLO nell’arte, basandosi sulle riflessioni condotte, nel corso dei secoli, sull’utilizzo dello stesso da parte degli artisti.

Come era stato per l’arancione, la storia dell’utilizzo del giallo in pittura è alquanto interessante. Infatti fu soprattutto grazie alla scoperta dei colori sintetici nel corso dell’Ottocento che il “fenomeno giallo” crebbe esponenzialmente in pittura divenendo un colore frequente nella tavolozza.

In epoca antica le civiltà preistoriche, egizia e romana si servivano del GIALLO OCRA per le loro pitture, che mostrano una ampia gamma di gradazioni giallastre realizzate grazie alla maggiore o minore presenza nel pigmento di ossido ferrico.
Per gli Egizi, il giallo era il colore maggiormente utilizzato nelle tombe dei faraoni, era il colore degli incarnati femminili. Tuttavia, si sa anche che per la loro realizzazione potevano anche servirsi di un minerale, l’orpimento (un solfuro di arsenico), come testimonia un scatola di pittura rinvenuta nella celeberrima tomba di Tutankhamon.

Piero di Cosimo, Maria Maddalena, 1495 ca, Palazzo Barberin

In epoca medievale, invece, il giallo era spesso utilizzato in sostituzione dell’oro, che era decisamente molto caro, per realizzare la luce divina. Un esempio magnifico è rappresentato dal Book of Kells conservato al Trinity College di Dublino, dove il colore viene utilizzato ad esempio non solo per i capelli di Gesù Cristo in trono, ma anche per molti altri numerosi dettagli attorno a lui.

In epoca rinascimentale con un cambio del gusto verso un maggiore realismo in pittura che non preferiva più l’oro come colore dello sfondo ad esempio, questo utilizzo andò diminuendo. Il colore diventò quello rappresentativo delle prostitute (per Maria Maddalena ad esempio venne utilizzato questo colore, a sfatare il mito che il rosso fu da sempre utilizzato per identificare la prostituzione), delle “cattive persone” (Giotto nella Cappella degli Scrovegni ad esempio rappresenta Giuda con una tunica gialla), degli eretici (dopo la Crociata albigese, i Catari dovettero portare una croce gialla come segno di vergogna) e degli Ebrei (che per legge dovevano portare una fascia gialla), cioè di quelle classi di persone che all’epoca erano considerate inaccettabili.

J. H. Fragonard, La Liseuse, National Gallery of Art, Washington DC

Nel 1776 il pittore francese Jean-Honoré Fragonard mosse il primo passo verso la fortuna del giallo, dipingendo il famoso e delicato quadro La Liseuse. In seguito, Joseph Mallord William Turner fu definito dai critici “itterico” per il suo quasi abuso del GIALLO INDIANO (di derivazione organica, perché ricavato dall’urina delle mucche che venivano nutrite solo di mango) e del GIALLO CROMO nella resa della luce nelle sue pitture.
Vincent Van Gogh utilizzava il GIALLO CROMO non solo per dipingere i suoi celeberrimi girasoli, ma soprattutto per identificare il panorama domestico di Arles. Sull’uso del giallo da parte di questo artista, Paul Gauguin – che nel 1889 realizzò il suo famoso Cristo giallo – disse «Oh sì! Amava il giallo davvero il buon Vincent, il pittore olandese, bagliori di raggi solari a scaldare la sua anima, che detestava la nebbia».

Il 17 febbraio 1895 il famoso The yellow kid, creato dal fumettista americano Outcault, venne pubblicato per la prima volta dal New York World. Il bambino, Mickey Dugan, andava in giro per la città di New York vestendo una sformata maglia gialla, denunciando, con il suo poco salutare aspetto fisico, la condizione dei bambini nei ghetti della Grande Mela.

P. Gaugin, Van Gogh che dipinge i girasoli, 1888, Van Gogh Museum

Se da una parte, durante il Nazismo il giallo tornò ad essere il colore che identificava gli Ebrei che erano costretti nella Germania occupata a portare una Stella di David gialla sui loro vestiti, dall’altra il giallo entrò a far parte delle tonalità amate da Piet Mondrian nella realizzazione dei suoi iconici quadri.
Come per Van Gogh che spesso giocava con gli arancioni, i blu e i gialli, anche il maestro del color-field Mark Rothko dedicò un’intera serie al colore giallo con opere quali Orange and Yellow, Yellow and Blue e No 14 No 10 Yellow Green. Ancora.

Kusama Yayoi, A Dream I dreamed

Mano a mano quindi il giallo, nel suo lungo cammino artistico in Occidente, è passato da luce divina a colore per gli esclusi, da colore dei girasoli contrastante il grigiore della nebbia, a colore del Novecento, infine è diventato il colore protagonista soprattutto in installazioni impattanti.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura