“La giustizia, in conclusione, non è semplicemente un elenco di divieti e di pene, ma un cammino collettivo verso un ordine sociale in cui ciascuno possa vedere riconosciuta la propria dignità, difesi i propri diritti e rispettate le proprie differenze, senza che queste diventino motivo di esclusione o discriminazione. È un ideale mai del tutto raggiunto, ma piuttosto un obiettivo da perseguire, una domanda aperta che interpella le leggi, le istituzioni e, prima ancora, la coscienza di ciascuno di noi”.

E’ definendo il concetto di Giustizia che il già magistrato Gherardo Colombo intraprende un lungo discorso sull’argomento, chiarendo i contorni nei quali si muove il testo sottoposto al cosiddetto “Referendum sulla Giustizia”. Con il libro La giustizia italiana in dieci risposte ( Garzanti, 2026), quindi, affronta il tema caldo dei rapporti tra la politica e la magistratura – legati a criticità che gravano sul funzionamento della macchina giudiziaria e la proposta della norma nota come “legge sulla separazione delle carriere” – riavvolgendo anche un po’ il nastro della storia della giustizia italiana e dei suoi organi esercitanti, nel tentativo di “tradurre” per i non addetti lavori tecnicismi, meccanismi e dinamiche, talvolta ostici.

Partendo, dunque, dalla parola “giustizia” come idea interiore che nasce in ogni individuo già da bambini nell’ottica di come dovrebbero funzionare i rapporti tra le persone e che si accompagna a concetti capisaldi come “uguaglianza”, “rispetto”, “correttezza” e “riconoscimento”, la prima domanda che Colombo si pone è proprio su come la giustizia sia realmente uguale per tutti. Quella giustizia che ha l’obiettivo di tutelare allo stesso modo i diritti di tutti, tenendo conto delle specifiche caratteristiche di ognuno, senza che essi diventino privilegi o ostacoli.

Passa, poi, a ripercorrere dal punto di vista storico, la formazione del sistema giudiziario italiano e in cosa consista la separazione dei poteri. Approfondisce, a tal proposito, la divisione del potere “legislativo” demandato al Parlamento; quello “esecutivo” proprio del Governo e quello “giudiziario” che spetta alla Magistratura.

Ed è qui che passa a rispondere ad un’altra domanda del libro: Com’è cambiata nel tempo la Magistratura?. Con l’occasione chiarisce anche i contorni di alcuni organi importanti, come il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e la Corte Costituzionale.

Colombo conclusa una sorta di panoramica che consente a tutti di maturare una consapevolezza più salda sugli argomenti in questione, passa invece ad esaminare la proposta di legge al centro del cosiddetto Referendum sulla giustizia.

Pur consapevole delle criticità che riguardano la Magistratura che individua principalmente sui tempi troppo lunghi e sulla mancanza di risorse, anche umane, non si esprime favorevolmente rispetto alla riforma proposta e chiosa:

“Non si tratta di giudicare un singolo articolo di legge, ma di chiedersi quale tipo di Repubblica vogliamo che l’Italia diventi nei prossimi decenni. E di chiedersi quanto ci stanno a cuore i nostri diritti, garantiti proprio da una coerente separazione dei poteri”.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura