“Sai, istante per istante, il posto che prendevi in ciascuno dei miei giorni? Essere felici insieme occupava tutto il mio tempo, cosa farò di questa massa confiscata? Lo sapevamo, era scritto, a contaminare infinitamente le nostre esistenze l’abisso sarebbe stato senza fondo, ma cosa dovevamo fare, trattenerci? Noi cucivamo le nostre vite”.

Il suo odore dopo la pioggia (Salani Editore, 2023) è una lettura difficile. I dieci anni d’amore tra Cedric Sapin- Defour, l’autore del testo, e Ubac, il suo bovaro del bernese, sono un vortice di sorrisi e commozione: è stato difficile evitare ad alcune pagine l’impatto con lacrime irrefrenabili e spontanee. Sarà perché è un racconto così autentico che è facile immedesimarsi, soprattutto per chi condivide – come l’autore – la sua esistenza con un compagno a quattro zampe.

Dalla scelta del nome, all’arrivo in casa di Ubac, alle apprensioni e all’educazione da dare nonostante gli occhietti dolci e i musetti pelosi appoggiati sulla gamba, tutto riporta con la mente a quegli stessi momenti vissuti personalmente e il grado di coinvolgimento sale a livelli altissimi. D’altra parte questo è lo stesso motivo che alle volte rischia di allontanare dalla lettura: vuoi che sia perché ci si perda nel carosello di ricordi propri, vuoi perché le emozioni arrivano così forti e impattanti da non riuscire a tenergli testa.

La storia di Cedric e Ubac attraversa delle parole che restituiscono l’unicità di quel legame che cresce con la semplice intesa degli sguardi, con la capacità di tradurre un abbaio e un guaito, e viceversa con l’intuito che consente di decifrare stati d’animo ed intenzioni. E’ una storia di vibrazioni. E’ una storia d’amore assoluto. In quanto tale è una rarità e regala gioia e dolore. Sarà perché nonostante questo tipo di amore sia realmente destinato all’eternità, sfiorando il divino, i suoi protagonisti hanno spoglie mortali e come tali non hanno in dote l’infinito.

E’ seppur vero che già il sottotitoloIo e Ubac, dieci anni d’amore – suggerisce la finitezza della storia, questo testo compie il piccolo miracolo, per chi non ne avesse già consapevolezza, di lasciarsi andare alla vita. Sì, perché sai già come andrà a finire, sai già che non avrai mai finito di amarlo e che il dolore sarà incurabile, ma ogni istante con lui sarà valsa la pena ed è su questo che si sofferma l’autore.

Le pagine non servono a raccontare il vuoto incolmabile dell’assenza di Ubac, ma la gioia di averlo avuto nella sua vita, dal primo istante in cui ha scelto di adottarlo. E chi ha tra i membri della sua famiglia un cane è esattamente ciò che pensa ogni volta che guardandolo negli occhi li socchiude immaginando che prima o poi quell’incrocio di sguardi non ci sarà più ma si consola dicendosi che non avrebbe mai potuto fare a meno di conoscere l’amore vero e incondizionato.

Tutto questo fa de Il suo odore dopo la pioggia un dolce saluto, un profondo omaggio, un atto di tenerezza che simili un balsamo e, soprattutto, una lettura che come ti concede un secondo per guardare il tuo compagno peloso ti fa alzare a respirare un po’ del suo odore per renderlo ancora più saldamente indimenticabile.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura