In questi giorni, in Giappone si sta discutendo sulle sterilizzazioni forzate perpetuate in passato dal governo. Questo perché, per la prima volta nella storia, una donna ha denunciato pubblicamente lo Stato di averla operata senza il suo consenso esplicito.

Il piano eugenetico fu varato dal popolo nipponico nel 1948 e venne abrogato solo nel 1996. La prima legge nazionale sulla protezione eugenetica giapponese fu promulgata nel 1940 sotto il governo Konoe, per venire successivamente ampliata nel 1948. Le sterilizzazioni forzate erano utilizzata a scopo preventivo e somministrate a quei criminali “con predisposizione genetica a commettere reati“, oltre che a quegli individui affetti da daltonismo, albinismo, ittiosi ed emofilia. Nel 1952 si aggiunsero sperimentazioni anche per chi aveva diverse malattie mentali, quali il disturbo bipolare, la psicosi, la depressione, per arrivare alla schizofrenia e all’epilessia.

sterilizzazioni forzate
Gazzetta del 1933

Fantascienza? Non esattamente: l’eugenetica è stata al centro delle diverse politiche di quasi tutti gli stati, anche se non se ne parla apertamente. In America come in Europa, vi hanno ricorso Regno Unito, Francia, Spagna, Svezia e Finlandia, Italia e ovviamente la Germania hitleriana. In particolare, la sterilizzazione forzata rientrava nei programmi attuati da varie politiche governative, soprattutto nella prima metà del XX secolo, per impedire la riproduzione dei soggetti considerati portatori di difetti genetici. All’indomani del secondo conflitto mondiale, si fece leva sul desiderio giapponese di migliorare la nazione. Vennero ripresi i modelli degli alleati dell’Asse Roma-Berlino-Tokyo, che si fondavano su un ideale di particolare razza pura e perfetta, priva di contaminazioni, di matrice Hitleriana. Sopprimendo e sterilizzando coloro che erano affetti da disabilità fisiche o mentali, lievi o gravi che fossero, ereditarie o meno, si pensava di poter arrivare a una perfezione, senza possibilità di errori. Il decreto varato era volto a «prevenire la nascita di persone inferiori, di discendenti imperfetti dal punto di vista della protezione eugenetica e allo stesso tempo di proteggere la vita e la salute della madre».

Protesta contro le sterilizzazioni forzate

La legge giapponese nella sua assurdità rimase in vigore fino al 1996. Quasi un cinquantennio, oltre 60.000 aborti forzati, 25.000 persone sterilizzate, 16.500 quelli noti che non avevano dato il consenso alla procedura. Nel 70% dei casi, i pazienti erano donne o bambini, anche di soli nove o dieci anni. L’orrore emerge ora grazie al coraggio di una delle vittime, che ha intentato causa contro il governo giapponese (tribunale di Sendai, provincia di Miyagi), la prima a sollevare la questione dell’Eugenic Protection Act. La donna dichiara di essere stata sterilizzata forzatamente nel 1972, quando ancora era adolescente. L’intervento le fu imposto senza preavviso, sulla base di una presunta «debolezza mentale ereditaria». La verità è che aveva subito un lieve danno cerebrale da una precedente operazione al palato quando era ancora lattante. Negli anni successivi alla sterilizzazione, la signora ha sofferto e, per via dell’intervento, non ha potuto avere figli. Oggi chiede un rimborso di 11 milioni di yen, non solo perché lo Stato le ha leso il diritto alla felicità e alla salute, nonché alla libertà personale, ma anche per l’inadempimento del Governo che non ha mai approvato delle misure specifiche dopo l’abrogazione della legge. Nel 2016, la commissione delle Nazioni Unite aveva invitato il paese del Sol Levante a fornire servizi per rimedi sanitari, riabilitazione e risarcimenti alle vittime: provvedimenti mai presi in considerazione sino ad ora. Eppure, le sterilizzazioni forzate sono internazionalmente riconosciute da anni come crimini contro l’umanità, con giurisdizione della Corte Penale Internazionale (Statuto di Roma).

Ideologie che tristemente riecheggiano, retaggi culturali spaventosi che faticano a sparire, come purtroppo dimostra il caso del centro disabili di Sagamihara: 19 persone accoltellate a morte ed altre 25 ferite gravemente da un ex impiegato convinto che «quelle creature senza valore dovessero morire, per liberare così il mondo dai disabili». Lo stesso assassino aveva redatto formale richiesta per una legge del Parlamento che consentisse l’eutanasia indotta per le persone con handicap (Giappone 2016). Che società è mai questa? Il singolo individuo non può autodeterminarsi né esprimere la propria identità come ritiene più opportuno, ma cosa ne sia della vita e del corpo è una decisione dello stato, non del singolo. Eppure, si dovrebbe lottare per costruire una società dove disabili, anziani, malati, gay, donne e bambini, neri, asiatici o indigeni che siano, possano vivere felici senza dover subire discriminazioni e torture. Ciascun soggetto è diversamente unico, ognuno da tutelare e rispettare equamente.

Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Combattiamo per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Per abbattere i confini e le barriere. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Chaplin, Il grande dittatore (discorso all’umanità), 1940

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura