Paura della porta senza serratura, del tempo senza orologi, del bambino senza tv, paura della notte senza le pastiglie per dormire e paura del giorno senza le pastiglie per svegliarsi. Paura della folla, paura della solitudine, paura di quello che fu e di quello che può essere, paura di morire e paura di vivere…

(in Patas arriba, La escuela del mundo al revés, Eduardo Galeano)

Eduardo Galeano (Montevideo, 3/09/1940 – 13/04/2015), ha vissuto intensamente i suoi 74 anni, facendo anche l’operaio, il meccanico ed il pittore. Due colpi di stato, prima in Uruguay e poi in Argentina; la cattura e la fuga forzata, trova infine salvezza in Spagna. Giornalista, scrittore, studioso di storia e saggista uruguaiano. Una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana, ha scritto oltre 30 libri, tradotti in più di 20 lingue. Ha sempre mescolato con uno stile inconfondibile romanzo e giornalismo, documentazione, analisi politica e storica. Grande umiltà, e attenzione per il prossimo, le sue università sono state i vecchi caffè di Montevideo. Molti lo ricordano per il suo reportage sulla storia sudamericana, diventato un classico della letteratura, grazie all’intreccio dell’analisi storico-economica con le passioni di un popolo sfruttato e sofferente. Ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui l’American Book Award dell’università di Washington, il premio Dagerman in Svezia ed il Vázquez Montalbán del Fútbol Club Barcelona. In Italia gli sono stati conferiti i premi Marenostrum e Pellegrino Artusi per la Solidarietà. È stato il primo scrittore a ottenere il Cultural Freedom Prize della Fondazione Lannan e il Premio a la Comunicación Solidaria della città spagnola di Córdoba. Nel 2008, è stato nominato Cittadino Illustre del Mercosur.

Dedicato a quanti si sono persi, a chi si trova con le difficoltà quotidiane e a chi vuole ancora vedere qualcosa di buono nell’umanità. A tutti gli amici e anche a quelli che ancora non si conoscono. A quanti sono assorbiti dentro un vortice scuro, e non si accorgono che esiste molto altro fuori. A chi ci vuole togliere la gioia, metterci gli uni contro gli altri, e farci dimenticare il sapore della vita. A chi vuole renderci amari, pensando che non saremmo più capaci di entusiasmarci. A chi vuole farci diventare automi, malati cronici e depressi.

La paura è una minaccia: se ami, avrai l’aids. Se fumi, avrai il cancro. Se respiri, respiri aria inquinata. Se bevi, avrai un incidente in auto. Se mangi, avrai il colesterolo. Se parli, sarai licenziato.  Se cammini, sarai vittima di violenze. Se pensi, proverai angoscia.  Se hai dubbi, diventerai pazzo. Se hai emozioni, sarai solo. 

Per prendere respiro è necessario aver avuto lo sconforto. Per alzarsi bisogna saper cadere. Per vincere devi saper perdere, e devi sapere che questa è la vita e niente di più. Si cade e ci si alza molte volte

Alcuni cadono e non si alzano più. E questi sono i più sensibili, coloro che sentono maggiormente il dolore di vivere, i più vulnerabili. Mentre quei figli di puttana, che tormentano l’umanità, vivono moltissimi anni e non muoiono mai. Perché non hanno una ghiandola, che in realtà è abbastanza rara, chiamata coscienza. Ed è quella che nelle notti ti tormenta. 

Stiamo diventando come quei bambini che per imparare a vivere, devono frequentare la scuola del mondo alla rovescia.  La povertà è un giusto castigo per l’inefficienza; la disuguaglianza è una legge naturale che ha come corollari il razzismo e il maschilismo, la realtà è quella che si vede in televisione. Coltiviamo impotenza, amnesia e rassegnazione, così gli oppressi imparano a subire la realtà invece di cambiarla, a dimenticare il passato per permettere ai dittatori di ogni tempo di restare impuniti, ad accettare passivamente il futuro, perché tentare di immaginarselo è un vizio che viene punito. Ci stiamo abituando alla guerra, alla violenza sulle donne, all’intolleranza per il diverso, ai massacri urlati nel nome di un qualche dio o capo, alla devastazione della Terra. La vita è stata trasformata in un gigantesco show e non ce ne siamo accorti.

Mi piacerebbe sì avere un occhio nel microscopio e uno nel telescopio, guardando quello che non si vede ma che merita di essere notato: il micromondo, le piccole cose, dove credo risieda la grandezza dell’universo. E allo stesso tempo essere capace di contemplare l’universo dal buco della serratura. Guardare i grandi misteri della vita, la bellezza nella semplicità e spontaneità, il dolore umano. L’inspiegabile persistenza umana nel continuare a litigare per un mondo che dovrebbe essere la casa di tutti, non la casa di pochi e l’inferno di molti.

C’è ancora qualcuno che ci parla, che in questo fragore sussurra pensieri e verità. Qualcuno che ci ricorda che gli abbracci non sono solo per gli addii, ma anche e meglio per gli incontri. Ci ricorda di guardare alla vita con speranza e illusione. Abbiamo tanto da fare e da scoprire, ogni istante è un prezioso respiro. Sta solo a noi decidere se farne o meno buon uso. Un detto sudamericano dice che “ognuno è così piccolo come la paura che prova e così grande come il nemico che si sceglie”.

«…A cosa serve l’utopia? L’utopia sta nell’orizzonte. Ma se sta nell’orizzonte non la raggiungerò mai, perché se cammino 10 passi anche l’utopia avanza di 10 passi. E se ne cammino 20, anch’essa si va a collocare 20 passi più in là. Quindi io so che mai in nessun modo la raggiungerò. Quindi, a cosa serve? Per questo, per camminare…»

Abbraccia la vita. Infinite cose possono accadere. Arricchisciti senza riserva di ogni minimo dettaglio, un cielo azzurro con il sole brillante, due risate con gli amici,  una corsa con il cane o un gesto d’affetto sincero. In cammino per i sentieri del mondo, sii un viaggiatore attento che ascolta e fa sue leggende, credenze popolari, tradizioni e racconti. Intercetta la saggezza presente in ogni popolo, nella natura e nella terra, a qualsiasi latitudine. Torna a scoprire cosa significa essere felici nella semplicità.

«Credo che l’esercizio della solidarietà quando si pratica quotidianamente è anche esercizio di umiltà. Insegna a riconoscerti negli altri e a capire la grandezza nascosta nelle piccole cose. Il che implica anche riconoscere la falsa magnificenza delle cose grandi, in un mondo che spesso le confonde».

Poetico e dissacrante, con sarcasmo che cela indignazione, e con un’ironia che non perdona nessuna ingiustizia, si è rivolto al cuore delle persone. In questi tempi difficili, dove il male di vivere è sempre più forte, a volte  sono le parole semplici a toccare gli animi. Il pensiero di un uomo rivolto ad un altro uomo, che lo esorta a vivere. Vivere senza paura.

Il mondo è fatto di storie, quelle che uno vive, ascolta, ricrea, moltiplica. Sono le storie che permettono di convertire il passato in presente e di trasformare il lontano in vicino, quello che è distante in qualcosa di prossimo, possibile e visibile. Il mondo è questo: un’infinità di gente, un mare di piccoli fuochi. E non esistono due fuochi uguali. Ogni persona brilla con luce propria tra quelle di tutti gli altri. Ci sono fuochi grandi e piccoli, fuochi di tanti colori. Persone che hanno un fuoco sereno e stabile, che non si accorge nemmeno del vento; altre che hanno fuochi pazzi e che riempiono l’aria di scintille. Altri fuochi malati non hanno luce e non bruciano nemmeno. Altri ardono con così tanta voglia di vita che non si possono guardare senza strizzare gli occhi e chi si avvicina si illumina.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura