Da Arenys de Mar arrivano nuove cure per il cancro grazie a Joan Bertran

Joan BertranArenys de Mar (Maresme), a nord della Catalunya, è probabilmente uno dei posti più sereni in cui vivere, in una grande semplicità e quiete, con persone meravigliose e una calda spiaggia che ristora. Oggi è ancora più bello e scintillante, perché proprio da questo paesino di mare sembra arrivare una svolta per le cure per il cancro. L’ing. Joan Bertran sta sostenendo la creazione di una membrana per trattamenti di chemioterapia: una rete di nanofibre a carattere biodegradabili (riassorbibili dal corpo), impregnata con farmaci anti-tumorali. Da circa sette anni sta lavorando a questo progetto, dopo essere stao profondamente toccato dalla morte della piccola Sarah, figlia di amici.

L’ingegnere non si è dato per vinto, proseguendo studi e ricerche, e nel 2013 fonda un’impresa, la Cebiotex, con la partecipazione dell’Hospital de Sant Juan de Deu e l’Università Politecnica della Catalunya (UPC). La Cebiotex si è quindi dedicata alla formazione di questa speciale membrana applicabile direttamente sulla zona interessata, anche dopo intervento chirurgico. Se questo trattamento fosse realmente sul mercato aprirebbe le porte ad importanti novità, rovesciando il campo di chemioterapie e radioterapie, che hanno spesso effetti devastanti sull’organismo. Non avendo a disposizione ingenti capitali, però, si è reso necessario lanciare una campagna di crowdfunding per poter proseguire nelle ricerche. Investitori privati ​​e fondi pubblici hanno fatto si che all’attualità siano arrivati a raccogliere all’incirca 1,8 milioni di euro.

Con quanto gli verrà dato, Bertran costruirà un impianto per la produzione delle speciali membrane.

Questo sistema di somministrazione locale è meno tossico e dovrebbe essere più efficace rispetto alle terapie attualmente esistenti: il farmaco agisce direttamente sulle molecole malate (drug delivery) evitando tutti gli effetti collaterali ed il danneggiamento di quelle sane. La nuova medicazione in fase di sperimentazione ha superato l’efficacia e le prove tossicologiche negli animali, ma deve affrontare le fasi cliniche nei pazienti. Sarebbe davvero una rivoluzione notevole, considerato che in Europa ogni anno vengono diagnosticati circa 2,6 milioni di casi, come dire l’equivalente di tutta Roma (Joint Action Cancon, 14-15/02/2017, Malta).

Guardando più in grande, fuori dai confini europei, sono oltre 14 milioni i casi annui nel mondo, ed è atteso un incremento del 70% nei prossimi due decenni (Oms).

L’invenzione della bomba atomica ci ha fatto vedere ciò che può la ricerca quando è messa in opera. I problemi del cancro e della tubercolosi non tarderebbero molto ad essere risolti se ci fosse per un Paese la necessità di risolverli. Ma essi hanno l’inconveniente di non interessare che l’intera umanità

Jean Rostand, Pensieri di un biologo, 1954

A ben vedere, il business del cancro va a gonfie vele: secondo un’indagine dell’Ims (Institute for Healthcare Informatics) si è già verificato un rialzo di oltre 75 miliardi di dollari in cinque anni (rilevato nel 2014/2015) sul costo di farmaci e terapie da protocollo. Le lobbies farmaceutiche traggono giovamento da questi numeri in esponenziale aumento, lasciando inquietanti ombre sulle poche terapie efficaci in circolazione, mentre la diagnostica continua a fare passi da gigante (basti pensare all’evoluzione di ecografia, TAC, risonanza, scintigrafia, ed altri sofisticati sistemi). D’altra parte

il denaro fabbricatore di cancro, e malato di cancro proprio, è addirittura speso per fermare il cancro, morbo che si riconosce ormai tacitamente epidemico, e c’è da chiedersi se una moneta così mortalmente guasta non porti alla ricerca contro il cancro un contributo, in profondità, favorevole alla malattia. Questo denaro va a farsi ingoiare dalla cancerifera industria farmaceutica, ramo dell’automobile, germoglio dell’acciaio, dipendenza dell’uranio, specchio del petrolio

Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

Riuscirà Bertran ad inserirsi in un così spinoso conflitto?

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura