#COGITOERGOSUM – L’amicizia liquida al tempo dei social media

Il XXI secolo è ad un tempo l’epoca del disagio sociale diffuso e quella della proliferazione dell’amicizia: come è possibile una tale contraddizione? Zygmunt Bauman sosteneva di aver risposto ad un utente Facebook che si vantava del suo aver stretto 500 amicizie in un giorno di non averne fatte un tale numero nemmeno in 86 anni: ma cosa è mutato nella concezione del rapporto amicale? In che modo la nuova socialità multimediale e il lifesyle contemporaneo hanno modificato l’emotività legata all’amicizia?
Il passaggio fondamentale che l’era social ha promosso consiste nello sradicamento delle idee di complessità e difficoltà connesse all’amicizia: da fragile fiore che richiede mille cure ed attenzioni l’amico è divenuto lo strumento della propria affermazione sociale sotto molteplici punti interpretativi.
Il concetto che la classicità e che la filosofia in genere hanno veicolato per secoli e che sembrava in certa misura non scalfibile, è ora del tutto rovesciato: quantità, rapidità, visibilità e funzionalità sono le nuove parole d’accesso alla sfera sociale. Dire che i social media rappresentano in modo perfettamente antitetico l’amicizia non è un salto nel vuoto azzardato: laddove Cicerone parlava di «eternità dell’amicizia» e sosteneva che «degno di amicizia è colui che ha dentro di sé la ragione di essere amato», noi abbiamo sostituito un tasto recitante rimuovi dagli amici. Il nostro tempo si è confuso sulla complessità dell’essere amici: siamo illusi del poter applicare le categorie della modernità economica e tecnologica anche alla sfera emotiva, senza renderci conto che questo tentativo sta andando pienamente a vuoto, alimentando piuttosto la psicosi dell’indifferenza e della solitudine.
Come possiamo anelare ad un progresso sociale ed invocare ad ogni piè sospinto il valore dell’umanità se non ripartiamo dalla cosa più immediata sotto i nostri sensi, l‘altro da noi? Dalla logica della sfida continua a quella della cooperazione sentimentale la strada è lunga e tortuosa, ma con promesse di panorami mozzafiato.
Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura
Francesco Girolimetto
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