Ironica, graffiante, irriverente. A differenza di altre “sorelle” più dolci e aggraziate, la Satira è una musa arguta e sfacciata, a tratti grottesca, abile nell’affascinare attraverso quel sorriso amaro che diverte e, al contempo, fa riflettere. Una dea che, nel corso dei secoli, ha conquistato artisti e letterati, pronti ad ascoltare il suo canto per correggere, a colpi di penna e pennello, i (mal)costumi delle società di ogni epoca.


Irriducibili! È questo l’aggettivo, l’epiteto fisso, utilizzato per descrivere quei valorosi Galli che, insediatisi in Armorica, nella Francia nord-occidentale, resistettero all’invasione delle legioni romane di Gaio Giulio Cesare, all’epoca del celeberrimo Bellum gallicum.

Un allegro e indomito villaggio, popolato da personaggi stravaganti e rissosi, ma anche straordinariamente divertenti, per una rivisitazione storica che, fin dalle prime uscite sulla rivista francese Pilote, a partire dal 1959, conquistò subito i lettori.

Sì perché le avventure di questi irriducibili Galli sono frutto della penna e della matita di René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni): uno sceneggiatore e un illustratore transalpini che, traducendole in fumetti, svilupparono le vicende comiche e surreali dei baffuti guerrieri Asterix e Obelix e di tanti altri personaggi.

Un microcosmo che, da un lato, rappresenta, già attraverso la bizzarra compagine gallica, vizi e virtù dell’uomo, evidenziandone i pregi (come il coraggio di Asterix o la saggezza del druido Panoramix) e i difetti (come la goffaggine di Obelix o la seppur simpatica pomposità del capo clan Abraracourcix); dall’altro lato, satireggia l’arroganza di Cesare e la prepotenza di Roma, puntualmente ridimensionate e svilite dalla fiera irriverenza dei Galli che, a ogni attacco, rispondono con una strenua e vittoriosa difesa, favorita dall’assunzione di una pozione magica preparata da Panoramix per renderli letteralmente invincibili!

Tuttavia, le avventure di questo valente popolo non si esauriscono nella protezione del villaggio dalle incursioni legionarie… La serie a fumetti è, infatti, formata da 39 titoli, dove i protagonisti Asterix e Obelix, accompagnati talvolta dal cagnolino Idefix o da altri personaggi, viaggiano in lungo e in largo per difendere i più deboli e promuovere valori come l’amicizia, la lealtà e la giustizia sociale a suon di mazzate, ma anche di brillanti espedienti (affidati all’arguto Asterix) per risolvere i problemi più complicati.

A tal proposito, tra le tante avventure (dal viaggio in Egitto a quello improbabile in America, passando per i contatti con Britanni, Belgi ed Elvezi), ce n’è una in particolare che richiederà tutta l’astuzia dell’eroe gallico e che, allo stesso tempo, punterà il dito contro una piaga della nostra epoca, bersagliando, come solo la satirasa fare, i malcostumi dell’uomo.

Si trova nel fumetto Le XII fatiche di Asterix, chiaro riferimento alle fatiche affrontate da Ercole per ordine di Euristeo, re di Tirinto, che, come riporta G. Edoardo Mottini in Mitologia greca e romana (1926), «lo mandò quindi pel mondo a spazzare gli antri e le selve di quanti mostri o briganti dessero rovello all’uman genere».

Su questa falsa riga, anche Asterix e Obelix, in seguito a una sfida lanciata da Cesare in persona, devono superare una dozzina di prove per evitare di essere sottomessi.

Le sfide sono le più disparate: da quelle di abilità fisica e atletica, come le gare con il velocista greco Merinos, con il lottatore germano Cylindric e con il giavellottista persiano Kermès, a quelle di abilità mentale, come l’ottenimento del lasciapassare A-38 nel grande edificio burocratico chiamato “la casa che rende folli”.

È proprio qui che si realizza la grande satira del fumetto verso i cavilli burocratici della nostra epoca, che rendono i sistemi farraginosi, rallentando le procedure o rendendole impossibili!

Dal portiere scorbutico e duro d’orecchi, alle impiegate distratte e immerse in futili chiacchiere personali, fino al dirigente sfaccendato che trascorre la giornata facendosi dondolare dalla propria segretaria grazie a un’altalena allestita nel suo ufficio, Asterix e Obelix sono costretti a girovagare per l’intero palazzo senza ricevere risposte soddisfacenti. Un saliscendi delirante lungo i piani dell’edificio, passando da uno sportello all’altro, senza riuscire a ottenere l’agognato lasciapassare A-38!

Solo attraverso un astuto stratagemma (l’imprevedibile richiesta del lasciapassare A-39, anziché dell’A-38), Asterix riuscirà a confondere i burocrati, ripagandoli con la loro stessa moneta fino a vincere la sfida, salvando il proprio senno dalla pazzia e il villaggio gallico dall’insidia romana.

Il superamento di questa fatica, stravagante ma anche molto spassosa, incarna perfettamente la critica satirica: diverte il pubblico e, allo stesso tempo, promuove la riflessione su un tema, quello della lentezza burocratica, che anche a livello istituzionale viene spesso sottovalutato o addirittura del tutto evitato, fino a farci ammattire!

 

Andrea Romagna per MifacciodiCultura