Istrionismo scatenato, provincia come stato d’animo, una fisicità non prestante e fascino sulfureo: è Ugo Tognazzi nelle parole di Giuseppe Mallozzi, il curatore della collana Visioni di Cinema – Quaderni di Visioni Corte Film Festival che ha firmato, insieme ad altri autori, una monografia (la quarta della collana) interamente dedicata alla vita professionale, con incursioni in quella privata, di uno di quelli che Mallozzi definisce i magici cinque – insieme a lui Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi.

Il lavoro, edito da AliRibelli Edizioni, firmato dai critici cinematografici Gianmarco Cilento, Manuela Giordano, Domenico Livigni, Gordiano Lupi, Francesco Mattana, Domenico Palattella e Davide Persico, rende omaggio, dunque, a uno dei più importanti attori del cinema – annoverato tra i colonnelli della commedia all’italiana. Essi ripercorrono la sua lunga carriera cinematografica: Tognazzi ha recitato in circa 150 film tra gli anni sessanta e ottanta, in molti da protagonista, come La grande abbuffata, Amici miei, Il vizietto, per citarne alcuni.

Il punto è, e gli autori lo sottolineano bene, che l’ecletticità artistica di Tognazzi lo ha portato anche fuori dal grande schermo; per parlare della sua carriera bisogna partire dall’avanspettacolo e della rivista, nonché le sei edizioni del cult televisivo “Uno, due tre” in coppia con Raimondo Vianello.

Una comicità graffiante quella dell’attore cremonese, agilmente in movimento tra la farsa e il realismo, la goliardia e il disincanto, la caricatura e il cinismo, trovandosi a suo agio anche con i meccanismi del poliziesco e del giallo nella sua particolare accezione di ritratto d’ambiente, di critica e di indagine morale e sociale -come bene spiega Manuela Maria Giordano.

Tognazzi è stato anche dietro la macchina da presa, ma il senso più profondo del suo cinema lo svela il saggio di Davide Persico che ben evidenzia come

“dovunque e comunque, c’era sempre posto per la provocazione, lo sberleffo, per la messa in discussione di certe convinzioni e consuetudini, di rituali più o meno collettivi e di certezze sociali e civili. Quello che si vorrebbe discutere e far emergere da questo lavoro è proprio tale dimensione provocatoria, che si traduce in un discorso di carattere politico e sociale”.

Un lavoro scrupoloso e attento consente al lettore un viaggio nella persona, non solo nell’attore, di Ugo Tognazzi.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura