John Henry Füssli, il pittore ufficiale del diavolo tra ragione e sentimento

John Henry Füssli, il pittore ufficiale del diavolo tra ragione e sentimento
John Henry Füssli, La disperazione dell’artista davanti alle rovine, 1778 – 79, acquerello

John Henry Füssli (Zurigo, 7 febbraio 1741 – Putney Hill, 16 aprile 1825) è considerato uno degli esponenti più eccentrici e gotici del Romanticismo. La vita turbolenta e avventurosa lo hanno reso un personaggio di spicco del suo tempo.

Ordinato sacerdote a venti anni, come da volontà paterna, già nel 1764 abbandona la vita ecclesiastica e si reca a Londra in cerca di libertà dove incontra il grande ritrattista Joshua Reynolds che lo incoraggia a trascorrere gli anni tra il 1770 e il 1780 a Roma. Durante questo periodo egli realizza La disperazione dell’artista davanti alle rovine, un disegno che testimonia il rapporto tra l’artista e l’antico. Füssli rappresenta un personaggio nudo, seduto su un blocco di pietra, che piange e si copre il viso con una mano; l’altra mano è invece appoggiata su due frammenti di scultura antica: si tratta della mano e del piede sinistro del Colosso di Costantino a Roma. L’intento di Füssli è di dimostrare come la conoscenza delle opere antiche causi nell’artista un sentimento di inferiorità e di perdita, e non certamente di quieta grandezza, come asseriva Winkelmann. Qui elabora una concezione dell’antico in cui emerge la potenza espressionistica di Michelangelo, del quale Füssli esaspera lo studio caricato della muscolatura, sfruttato anche per temi lontani dalla tradizione classica e più vicini a quelli danteschi e shakespeariani.

John Henry Füssli, il pittore ufficiale del diavolo tra ragione e sentimento
John Henry Füssli, Peccato inseguito dalla morte, 1796

Ragione e sentimento sono i due poli su cui si dibatte il lavoro di Füssli. Forze istintive ed oscure, incarnazioni del male e delle superstizioni si agitano nelle sue opere come spettri di un mondo dove «il sonno della ragione genera mostri». Come per Goya, suo contemporaneo, anche per Füssli il mostruoso deriva dalla perdita di ragione che incrementa corruzione e falsità. Una critica sociale alle classi più agiate del suo tempo, dedite a pratiche esoteriche: le streghe e i demoni di Füssli indossano gli stessi abiti e assumono i medesimi atteggiamenti stereotipati dell’alta società, come specchio delle loro menti distorte. L’amore che nutre per i classici influenza la sua opera che, seppur visionaria nella concezione, rimane entro i confini di un’unità compositiva di tipo classicista.

Ciò è ravvisabile nella sua opera più celebre, Incubo, del quale realizza diverse versioni, con varie tonalità di colore e di luci, ma basandosi sempre su un modello preciso. La donna addormentata è neoclassica, il pallore della pelle da la sensazione di morte, mentre in realtà la giovane è viva e tormentata dal sonno; sul suo corpo è accucciato un demone sogghignante che ricorda vagamente i gargoyles delle cattedrali gotiche, e nella penombra si staglia un cavallo luminescente. Entrambe le creature derivano dal mondo popolato di demoni del folclore medievale e creano un senso di turbamento. C’è un qualcosa di visionario che esalta il pathos, ma che nell’indagare la dimensione onirica anticipa il Surrealismo.

Estroso è il suo Peccato inseguito dalla morte, derivato da un episodio del Paradiso perduto di Milton, un autore molto ammirato da Füssli, alla pari di Dante e Shakespeare. Il dipinto è dominato dalle brume e dagli spettri che sembrano fuoriuscire dai meandri più oscuri dell’inconscio. L’ombra della morte ghermisce, con le sue unghie affilate, i seni di una fanciulla che vuole trascinare con sé nel precipizio, approfittando della catena che le impedisce di fuggire.

John Henry Füssli, il pittore del diavolo tra ragione e sentimento
John Henry Füssli, Silenzio, 1799 – 1800

Fondamentale per comprendere l’arte di questo pittore è anche il dipinto Silenzio, dove Füssli rappresenta l’essenza del suono tramite un’immagine spettrale, dai colori cupi e spenti, di una figura femminile di cui non si scorge il volto, seduta su un terreno indefinito, accovacciata, con le gambe incrociate e la testa abbandonata sul petto, con i capelli a coprire le sue angosce. Qui il silenzio è la perdita di speranza, è la ferita della solitudine.

Visionario notturno, artista emblematico dello scatenamento demoniaco dentro un insospettabile perbenismo neoclassico, John Henry Füssli fu colui che aveva perso la fede nella Chiesa, che a Londra era diventato uomo di mondo e a Roma libertino, che aveva raggiunto un successo sconvolgente con l’Incubo, e al cui funerale si sussurrava che la moglie avesse dato alle fiamme numerosi e scandalosi disegni pornografici.

Dopotutto non c’è da stupirsi se lui stesso amava definirsi «painter in ordinary to the Devil», pittore ufficiale del diavolo…

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura