Fabio Gabrielli: storia di una piccola bottega italiana

Certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione.

Lewis Carroll

IMG_0212_webVi è capitato di fermarvi a guardare una botteguccia di qualche artigiano per cogliere e partecipare alla magia della creazione? Sperimentare quel momento rituale ed innovativo, generante l’opera stessa, che avvolge e quasi ovatta, facendo perdere per qualche istante il contatto con la realtà? La mente si perde nel fantasticare colori, forme e dimensioni che solo aspettano di essere immaginate.

Per secoli l’economia delle botteghe Arti e Mestieri era stata vitale per l’Italia, già nel Cinquecento erano considerate fucine intellettuali e artistiche, tanto che vi era la consuetudine di mandare i propri figli da maestri d’arte, come accadde, per esempio, a Leonardo da Vinci.
Oggi gli artigiani stanno diventando sempre più rarità. Piccoli scultori, magliai, sarti, restauratori, vetrai, pittori, corniciai e simili stanno scomparendo. Solo nell’ultimo anno le imprese attive sono diminuite di 21.780 unità, dal 2009 c’è stata una perdita di 116.000 attività. Al 31 dicembre 2015 il numero complessivo delle aziende artigiane presenti in tutta Italia è sceso sotto quota 1.350.000 (Cgia). L’aumento della pressione fiscale, i costi sempre più alti ed il conseguente calo dei consumi, hanno inciso fortemente. Oltre al danno economico causato da queste cessazioni, c’è anche un aspetto sociale. Senza più botteghe, la vita nei quartieri peggiora. La dimensione d’uomo viene scalzata da grandi centri commerciali o catene industriali, dove si perde la lavorazione manuale ma anche il rapporto interpersonale ed il trattamento personalizzato. Viene meno anche la possibilità di vedere il processo produttivo e di avere un oggetto unico, essendo tutto industrializzato e fatto in serie. E se l’Italia perde il suo patrimonio, c’è chi prontamente se lo prende: cinesi e arabi sono disposti a pagare anche cifre da capogiro per accaparrarsi il Made in Italy, da loro visto non solo come un prodotto di alta qualità e lusso ma anche come una moda che fa tendenza.

ATELIER_Pagina_03Qualcuno ogni tanto ci prova, sfidando la crisi e l’industrializzazione e restando in terra natia, come il sior Fabio Gabrielli, un viso sorridente dall’occhio vivace, una vita semplice e una passione, la sua, che oggi ci dà una flebile speranza. Non è un nome che rimbomba e tuona nelle aste, eppure azzarda lo stesso, con la carica e l’energia del piccolo artigiano che non si arrende. Fin da piccolo, segue il percorso delle scuole d’arte, poi il mondo della grafica pubblicitaria e anni di lavori, tra esperimenti, idee e improvvisazioni in un turbinio di colori e materiali. Pittura, fotografia, ma anche e soprattutto scultura e lavorazioni fatte a mano, che rompono gli schemi classici. Non aspettatevi nulla di tradizionale: dal suo negozietto-laboratorio nel bresciano sfornava le creazioni più incredibili, da lampade futuristiche a pannelli luminosi, lamine e ferro battuto, quadri materici, ricerca, composizione e abbinamento dei materiali più svariati. Pezzi unici estemporanei.

L’uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo.

Gian Piero Bona

DSCN3470_webNella sua testa un oggetto può essere declinato in altri mille modi, dando vita ad infinite interpretazioni. Oggetti comuni ripescati a cui viene data una seconda vita, perché tutto è in continuo divenire. E in questo flusso vitale Fabio Gabrielli si lascia rapire totalmente, cambiando sempre, mettendosi in gioco per primo tra cucina, sport, viaggi alla scoperta di culture e tradizioni diverse, ampliando conoscenze e competenze, per poi mixarle ed estrapolarle dal contesto originario. Il suo approccio mantiene uno sguardo curioso, in costante ricerca e apprendimento, con il tormento dell’artista perennemente insoddisfatto. La grande passione per la natura, ed in particolare per il mare, è un filo conduttore, più o meno esplicito, in quasi tutti i suoi lavori.

La crisi economico-politica del periodo, però, non lascia spazio all’arte e alle emozioni, nel 2013 anche il piccolo pazzo atelier viene chiuso. Ma il suo estro eclettico non lo abbandona e negli anni successivi continua nei suoi esperimenti, fino a decidere di ritentare in questi giorni con una stanzetta tutta per lui, questa volta nel veronese. A breve l’apertura, cosa si sarà inventato di nuovo questa volta ?

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura