La mafia ha fatto esplodere una bomba di tritolo e le macchine della scorta si sono aperte come sardine. Queste erano le prime informazioni che iniziavano a trapelare, mentre la sera faceva capolino sul muretto di via Falcone. Ed io piangevo, non sapevo perché, ma piangevo a dirotto, come un bambino a cui è stato fatto qualcosa di brutto, come un ragazzo a cui stavano rubando il futuro.
Con queste parole siamo nelle prime pagine del libro Il GENIO di Giovanni Falcone – Prima il dovere (UNICA, 2023) di Catello Maresca, con la toccante prefazione di Alessandro Siani, lungo la quale si capisce subito perché l’immortale Giudice Falcone, sia stato definito, già dal titolo, un “genio”: un condensato di “cazzimma” intesa come capacità di vincere nonostante mille difficoltà, con impegno e sacrificio, ma anche con tenacia e determinazione. Un super-uomo, che a prescindere da luoghi comuni e dagli stereotipi, ha rappresentato un uomo ligio al proprio dovere e consapevole dell’importanza del rispetto delle regole.
Falcone è stato proprio un “genio” meridionale.
Quando il vile attentato del 23 maggio 1992 tolse la vita a lui, a sua moglie anch’ella magistrato Francesca Morvillo e agli agenti di polizia Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, il giovanissimo Catello Maresca è con i suoi amici quando apprende della strage di Capaci. Piange. Si sente sconfortato ed inconsolabile. Un sentimento condiviso con tutta l’Italia sana, orgogliosa del lavoro dei giudici Falcone e Borsellino che “seguendo il denaro” aveva decimato Cosa Nostra.
E’ una parte molto bella e intima del racconto di Maresca, che affida alle parole di questo libro quella sensazione e quel sentimento che dopo poco fecero di lui uno studente di Giurisprudenza a Napoli e poi un magistrato, “più sbirro” degli sbirri.
Dopo poco più di un mese dal quel triste giorno, la strage del 19 luglio che portò via alla vita anche il giudice Paolo Borsellino, con la strage di via d’Amelio nella quale morirono anche gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina, le coscienze cominciarono a sentire l’urgenza di schierarsi e di ripudiare il cancro sociale che vive di malaffare e sopraffazione in ogni sua definizione.
Già iscrivendosi all’Università e studiando giurisprudenza, molti di noi avevano fatto la propria scelta.
Catello Maresca era uno di loro. Ed è poi stato uno dei “Falconiani”; uno di quelli che ha vissuto la sua professione, dunque la sua vita, secondo il principio “Prima il dovere e poi il piacere”, perchè Giovanni Falcone per lui era il modello, l’esempio, l’idolo.
Eppure non è stato così per tutti, per quanto triste sia prendere atto. In un breve, ma intenso excursus, in questo libro, Catello Maresca percorre gli aspetti più salienti del profilo umano e professionale di Falcone, la sua filosofia di lavoro, ma prima di tutto di vita. Eppure non manca di annoverare anche i detrattori e nemici persone che non sempre sono state leali nei suoi confronti.
Il metodo, l’impegno, il valore del coraggio, che ha portato Maresca a firmare l’eccellente arresto di Michele Zagaria, invece, sono proprio tutto frutto della “lezione” appresa dal quel grande uomo e giudice che era stato Giovanni Falcone. In effetti il “genio”, in napoletano, è anche ispirazione…
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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