Troisi, Ricomincio da te – Non ci resta che piangere, catapultati nella bellezza del passato
«Non tutto in terra è stato sepolto: vive l’amor, vive il dolore; ci è negato veder il volto regale, perciò non ci resta che piangere e ricordare». Con queste parole Francesco Petrarca scrisse una lettera indirizzata a Barbato da Sulmona. E proprio dagli ultimi versi di questa frase che deriva il titolo del film Non ci resta che piangere scritto, diretto e interpretato da Massimo Troisi e Roberto Benigni. In questa storia, la struttura è diversa dai film precedenti del genio napoletano; non a caso non è presente la classica storia d’amore. Con una comicità spontanea e un’allegria sfrontata, la coppia inedita ma affidabile, riscuote subito un enorme successo di pubblico. Maggior incasso al botteghino dell’anno 1984-1985, la realizzazione della pellicola non fu per niente semplice. A onor del vero esistono due differenti montaggi del film, a causa delle numerose gag, delle scene tagliate e improvvisate. Proprio due anni fa, grazie alla Lucky Red, il lungometraggio a trent’anni dalla sua prima uscita, tornò per tre giorni nei cinema con una proiezione della versione originale e restaurata del film.
Abbiamo scelto di fare un film che ha per tema un viaggio nel passato perché, a quale giovane, specie della nostra generazione, non è mai capitato neanche per un attimo di trovarsi nel 1400? A tutti anche a noi… e quindi, in un certo senso, è anche un film autobiografico…
Massimo Troisi
Siamo nell’estate del 1984, campagna toscana. Mario (Massimo Troisi), un bidello, e Saverio (Roberto Benigni), un maestro, sono amici e lavorano nella stessa scuola. Un giorno mentre sono fermi in macchina ad un passaggio a livello, decidono di cercare una strada alternativa. Finita la benzina e sorpresi da una strana tempesta, i due amici sono costretti a chiedere ospitalità per la notte in una locanda. Il mattino successivo si ritrovano catapultati nel 1492. Mario inizialmente non ne vuole sapere di calarsi in questa nuova realtà, mentre Saverio ne rimane fin dall’inizio affascinato. Tra incontri inaspettati, i due si ambienteranno ben presto a questo inaspettato viaggio. Non a caso nello loro numerose avventure, si ritroveranno a scrivere invano una lettera a Girolamo Savonarola, cercheranno di fermare Cristoforo Colombo e impedirgli di scoprire l’America e si imbatteranno in Leonardo da Vinci. Proprio a quest’ultimo, Saverio e Mario proveranno a spiegargli il popolare gioco di carte della scopa e suggerirgli nuove invenzioni, come quella della lampadina, del water e del treno.
Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto. Scusa per il paragone tra la mosca e il frate, non volevamo minimamente offendere. I tuoi peccatori di prima, con la faccia dove sappiamo, sempre zitti, sotto.
Una parte del testo della celebre lettera al Savanarola
Il binomio comico tra il comico fiorentino e il pulcinella napoletano ci riportano al glorioso passato della commedia italiana. Troisi risponde ad alcune critiche, con una regia semplice, poco complessa. Non ci resta che piangere è un film divertente, profondo ma soprattutto intenso. Nonostante l’ilarità delle numerose scene, la storia ruota attorno alle emozioni dell’animo umano. Questo lungometraggio è anche un omaggio alla fraterna amicizia tra i due comici, così uguali eppure così diversi. Dopotutto, Massimo Troisi ci invita a riflettere sul valore dell’amicizia e sulla bellezza del passato. Sentimenti, valori, capaci di trasformarsi nell’armatura più bella per contrastare il cinismo spietato della vita.
Luigi Affabile per MIfacciodiCultura
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