Maledizione, come aveva potuto commettere un simile errore? Lui, che pianificava tutto minuziosamente, che aveva sempre il pieno controllo delle proprie azioni.

L’autrice, Andrea Nagele

Anche al lettore di thriller smaliziato, la citazione soprastante potrebbe sembrare un estratto da un classico romanzo anglosassone avente come protagonista un serial killer. Invece, si tratta di un altro giallo al femminile, uno dei nostri DonneNoir, vale a dire: Grado nella nebbia, di Andrea Nagele, autrice originaria di Klagenfurt dove esercita la professione di psicoterapeuta, ma che vive divisa tra Austria e Italia. Il suo luogo del cuore è per l’appunto Grado, famosa cittadina di pescatori e spiagge, di pesca e turismo, di storia e storie, nell’estremo nord-est d’Italia in provincia di Gorizia. E come spesso accade agli artisti, in primis romanzieri, Andrea Nagele ha fatto, in modo leggermente perverso, del suo luogo d’elezione la scena del delitto dei suoi lavori, un amore che si sublima in morte. Meglio dire, scene: perché nella mente dell’autrice la località del Friuli Venezia-Giulia si è trasfigurata in una sorta di Cabot Cove e Grado nella nebbia è già il terzo episodio avente per protagonista la commissaria Maddalena Degrassi, preceduto da Grado sotto la pioggia e Grado nell’ombra (e siccome Nagele scrive in tedesco, siamo sempre in arretrato di almeno un romanzo, e già sappiamo che dovrà uscire Grado in fiamme). Il riferimento a Jessica Fletcher non è peregrino, nel senso che la opere di Nagele sono senza dubbio ascrivibili al giallo classico; tuttavia, va tenuta presente la professione dell’autrice, e per quanto ovviamente (per deontologia) le storie non abbiano riferimento alcuno ai casi clinici studiati da Nagele, è indubbia e ben avvertibile l’influenza della pratica psicanalitica. Un classico giallo psicologico, quindi, che l’autrice gestisce ottimamente nei tempi e nella struttura sintattico grammaticale (con un plauso dovuto ai traduttori della casa editrice Emons): il filtro principe è per l’appunto

L’isola di Grado vista dall’alto

questo, ossia il fatto che rispetto al giallo di basso profilo qui abbiamo una costante ricerca delle motivazioni del male, nonché dei comportamenti apparentemente contraddittori ed irrazionali dei personaggi, che proprio per questo assumono una forte verosimiglianza. La quale è accentuata da un fattore singolare, la gestione degli spostamenti: i quali, in una regione come il Friuli Venezia Giulia, che ha la superficie di una megalopoli ma soltanto poco più di un milione di abitanti, sono necessari per qualsiasi forma di vita sociale anche minima; in sostanza, ogni azione richiede spostamenti continui a medio raggio, ed essendo il servizio pubblico scarso & scadente la mobilità con mezzi propri diventa quasi ossessiva. Infine, altro elemento che attinge veridicità (oltre alla calibrazione tra narrazione gialla e fil rouge della vita dei personaggi) è il legame con alcune tra le istanze più cogenti dell’attualità: Grado nell’ombra inizia a trattare del problema della violenza sulle donne e dei femminicidi, tematica che prosegue anche in Grado nella nebbia, e questa, declinata anche nel senso della presenza femminile in luoghi maschilisti, è l’istanza principale; ma abbiamo anche i riferimenti ai temi della storia locale ancora irrisolti, fortemente presenti in un territorio di confine e legati alla multietnicità delle zone esiste il bilinguismo e le minoranze di origine slava, e non ultima la tematica del disagio mentale e dell’assistenza. Un ultimo aspetto singolare del lavoro di Andrea Nagele va accennato: per quando “nell’ombra” e “nella nebbia” si possano leggere senz’altro come romanzi separati, e per quanto comunque vada tenuto presenta anche la serialità del racconto che non nasconde di essere un progetto di ampio respiro (dovrebbero essere in programma sette romanzi ambientati a Grado con protagonista Maddalena Degrassi), l’ideale è pensare a GNO e GNN come un dittico, che si intuisce dal sottotitolo dell’ultimo, Il caso non è chiuso, commissaria Degrassi. D’altronde, non è poi difficile accostarsi all’opera omnia di Andrea Nagele: la quale, da brava alienista e mentalista, sa come toccare le corde che causano attaccamento nei confronti delle sue storie e dei suoi personaggi.

 

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura