Non abbiamo la pretesa di avere delle statistiche, e comunque chi si fida delle statistiche? In base alle statistiche, Peter Handke ed io abbiamo vinto mezzo Nobel a testa, e vi assicuro che io non ho vinto nemmeno alla pesca miracolosa della sagra dell’aglio ursino. Tuttavia, se avessimo una
statistica probabilmente direbbe che recensioni a libri a fumetti non sia fanno, statisticamente, quasi mai. E quel “quasi”, proprio proprio, è riservato a casi macroscopici: magari Quino, forse Schultz, verosimilmente Spiegelman e pochi altri. Tuttavia, a noi sembra opportuno, se non addirittura doveroso, tributare una recensione a Stefano Tartarotti, autore di Wacosky Road – diario segreto di una scrittrice compulsiva. Se non altro, perché in questa strana Italia ai vertici mondiali di ignoranza e analfabetismo (funzionale e no) c’è gente che parla di satira per Pio e Amedeo, e magari storce il naso nei riguardi dei fumetti, ché son roba da bambini: nonostante gli Sclavi, i Cavez, gli Altan, gli Ortolani – e anche i Tartarotti, ne siam

tristemente già certi; che poi, il fumetto dovrebbe essere più comprensibilie (“hai capito o ti faccio un disegnino?”), ma teniamo conto del fatto che troppi non vanno al di là di Superciuk. Poi, il Tarta è effettivamente anche autore anche del libro-gioco a fumetti – per bambini, se proprio vogliamo – Un giorno da cana, avente per protagonista la parte assennata e ragionevole della famiglia Tartarotti, ossia la cana Lucy, e de L’Italia spiegata agli alieni, che ovviamente non ha bisogno di spiegazioni. Qualcosa di Wakosky road invece lo spieghiamo: è un libro quadrato, di 20,3 cm per lato (quindi di 412,09 centimetri quadrati) composto di 112 pagine con tre “strisce” ciascuna, per un totale di 336 strisce, più prefazione e introduzione. Quest’ultima si intitola “Una sit-com disegnata”,
e questo spiega benissimo con che cosa abbiamo a che fare: il Tarta infatti, diplomato a pieni voti alla Scuola di Disegno di Milano, sparge a piene mani la sua bravura tecnica dal tratto che ricorda il grandissimo Garry Trudeau, autore di Doonesbury: nei libri sopra citati, sui social, sulla pagina stampata attraverso importanti collaborazioni tra cui quella fissa con Il Post. E lo fa sotto molteplici aspetti: quello del (come si autodefinisce) pigro disegnatore di caprioli che illustra lo stupore dell’ambiente, nella fattispecie limitrofo a Piozzano; ma anche e soprattutto quello del lettore dell’attualità più cogente e
scottante, cosa che espleta solitamente in grandi tavole singole, grandi soprattutto in senso etico e morale, spesso mute come a candidarsi a degno epigono di Mordillo, ma anche in polittici estremamente articolati e complessi, sia graficamente che testualmente. Il diversamente tricotico Tartarotti fa satira nel vero senso del termine, castiga i costumi della politica nazionale ed internazionale, i malcostumi dell’animale uomo, e inoltre parla di sé e del bestiario che lo attornia, e naturalmente del limone più famoso d’Italia. Oltre a tutto ciò, Wakosky: lavoro del quale abbiamo iniziato a dire dando i dati più precisi ed inutili, perché quello è ciò che appare. Quello che è, il diario della scrittrice compulsiva, è invece una sit-com, come si diceva, che però va in profondità nel tratteggio dei rapporti di coppia, delle ambizioni da scrittore che albergano nella maggior parte di noi, nella scarnificazione della definizione classica di amore romantico, della vita che ha bisogno assoluto di un filtro per essere vissuta, e del computer/schermo/social che si candidano ad essere quel filtro vitale. Una sorta di sex and the Piozzano, insomma, con poco sex e molti tipi di sorriso, dall’amaro-arricciato alla risata aperta, che è bene leggere come un romanzo epistolare – il che potrebbe essere un nuovo sottogenere, la graphic novel epistolare a strisce. In effetti, Wacosky road va letto proprio così, fermo restando che si può leggere una strip alla volta ma è, comunque, un corpus unico di racconto. Anche perché il Tarta sa disegnare, ma sa anche scrivere, e maneggia la parola scritta con una competenza sintattico-lessicale da romanziere. E poi, cosa fondamentale in questo oggigiorno popolato di chef stellati, sa anche cucinare: basta seguire le sue ricette, e ricordatevi di spezzare spesso gli spaghetti e usare il tofu scaduto.
Vieri Peroncini per MifacciodiCultura
Vieri Peroncini
Articoli correlati
Ti racconto Marcel Proust
Cerca un articolo
Seguici su Facebook
Let’s Feel Good
“LET’S Feel Good”: uno show-room culturale dove “sentirsi bene”.
Un luogo dove degustare Cultura, Arte, Intrattenimento: corsi di comunicazione creativa, workshop, incontri con artisti, scrittori e giornalisti, reading letterari e teatrali, serate musicali e aperitivi culturali con degustazioni di vino biologico e birra artigianale.
Un luogo dove sentirsi a casa, immersi in una dimensione artistica che riesce a stupirti comunicandoti sempre qualcosa di nuovo.


Viale Bezzi, 73 – 20146 – Milano
P. IVA 07988450966





