Famiglia è casa e il pensiero che va in quella direzione prende un colore, respira un odore, ascolta un rumore. Può avere anche un sapore. In queste pagine ho trovato l’azzurro di Napoli e Barcellona, così come il verde di Anzi e Marzano Appio, nonché il rosso del papillon di Francesco; ho sentito l’odore della lacca tipica degli anni Ottanta, la Malizia, quella che usava Diego e i profumi che salivano dalle buste della spesa di mamma Florinda. Ho sentito risuonare la canzone della Nannini – Ti voglio tanto bene – ma anche l’eco del pianto di Luca, intento ad attraversarsi dopo la rottura con Lorenzo, e quello della piccolissima Alba. E se dovessi scegliere un sapore, sarebbe quello dei pranzi tipici della domenica partenopea. Sono le pagine di Storia di una famiglia imperfetta (Salani, 2026) di Luca Trapanese.
Ancora una volta, Luca Trapanese si serve del racconto della sua vita personale per ampliare il vocabolario esistenziale sociale. Così parlando della sua famiglia, quella che ha costruito con profondo amore e dedizione fino a farla diventare felicità, realizzazione, rifugio, in realtà regala ai suoi lettori la possibilità di cogliere la bellezza della pluralità del concetto di famiglia. Una parola, quest’ultima, che giustamente fa fatica a declinare al singolare, per il basilare fatto che tutti dovrebbero essere liberi di crearsi la propria famiglia con la forma migliore in grado di contenere felicità. Ovviamente anche la cosiddetta “tradizionale”.
La verità è che le tipologie di famiglia sono infinite perché infiniti sono i modi in cui l’essere umano può esprimere il proprio amore. E tutte sono “imperfette” solo se ci si irrigidisce a paragonarle ad una standard che, a sua volta, ha motivo di esistere solo come una tra le tante.
Ed ecco che la sua sembra l’ “imperfetta” per eccellenza: padre single omosessuale di Alba, che adotta piccolissima quando finalmente si rende conto che Luca vuole essere padre, non solo nella forma accudente che lo rende già genitore di tanti progetti e riferimento degli ospiti delle sue realtà dedicate alla vita di persone con disabilità.
Luca, che ha già sperimentato sulla sua pelle l’urgenza dell’amore facendo i conti con la fine della sua relazione decennale con Lorenzo, si “sintonizza” con il sentimento di Florinda, mamma adottiva di Francesco, suo coetaneo più o meno, con disabilità. Florinda teme l’incedere del futuro e per non lasciare solo Francesco, alla luce del rapporto nato con Luca, gli propone di diventare suo fratello.
Il 22 giugno 2018 la famiglia di Luca ed Alba si allarga: non ci sono più solo nonno Tonino e nonna Antonietta, zio Adriano (fratello di Luca) ma entrano ufficialmente a farne parte anche nonna Floriana e zio Francesco. Quello stesso giorno, infatti, due Tribunali diversi pubblicano le sentenze d’adozione di Alba, che diventa a tutti gli effetti una Trapanese, e quella di Luca che diventa anche figlio adottivo di Floriana Fella e, quindi, fratello di Francesco.
Quelli che emergono sono i contorni di una famiglia disegnata da un filo rosso che non è di solo sangue, ma è di puro amore. Al suo interno tutti trovano gioia e conforto. Il cammino che ha portato Luca a disegnare questa sua famiglia è stato lungo e, alle volte anche doloroso: lo è stato quando, da bambino, ha detto addio al suo migliore amico Diego; quando ha detto addio a Lorenzo e forse ancor di più quando ha detto addio a “Stilton”, quella versione di sé che non aveva ancora visto esplodere il suo sentire più vero.
Poi, per fortuna, è nato Luca, è nata Alba, perché una donna non l’ha tenuta con sé ma l’ha donata al mondo. E’ nata la loro famiglia, come atomi che si sono aggregati attorno ad un nucleo d’amore. Ed è nata una famiglia “perfetta” così.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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