Un allenamento senza velo all’aria aperta e postato sul suo account da più di 160.000 followers.  È bastato questo per trasformare Hanieh Shariati, atleta di taekwondo, in prigioniera della polizia morale iraniana. Sembra la trama di un terribile film ma è pura realtà.  La sua vicenda, accaduta pochi giorni fa a Teheran il 9 novembre 2025, non è un episodio isolato: è l’ennesima tessera di un mosaico distopico che mostra come l’Iran contemporaneo viva sospeso tra modernità e repressione, tra il desiderio di libertà e il controllo ossessivo dei corpi femminili.

Un corpo che si muove libero nello spazio pubblico è stato percepito come minaccia, come violazione di un ordine che non ammette autonomia femminile.

Hanieh ShariatiDella povera atleta ora non si hanno più notizie, si sa soltanto che è stata ammanettata e portata in un posto segreto, le è stata concessa solo una telefonata con la famiglia e le é stato tolto il cellulare e cancellati i suoi account social.

E’ stata eliminata dal web. A rischio anche il suo futuro come atleta di taekwondo.

Non è la prima donna a subire in Iran un trattamento così spiacevole per non aver rispettato la legge che obbliga il velo a tutte le donne che si espongono in pubblico.  Ricordiamo tra le tante nel 2022 Mahsa Amini morta mentre era in custodia per un velo non portato correttamente e Armita Garavan nel 2023 a sedici anni fu picchiata fino al coma perchè non portava il velo in metropolitana.

Ogni giorno in Iran le donne hanno la condanna di non poter scegliere e di barattare la loro libertà accettando leggi che le rendono succubi di un regime morale.

L’Iran é un Paese giovane che nasce sulle ceneri di uno stato ricco di cultura e di storia come la Persia.

Negli anni ’60 e parte dei ’70 le donne votavano ma nel 1979 l’ascesa di Khomeini trasformò la terra delle “Mille e una notte” nella Repubblica Islamica che cancellò le leggi precedenti, mise il velo obbligatorio alle donne e cominciò un regime dittatoriale di “mille e una…” leggi repressive. Insomma dalla fiaba ad uno scenario che neanche Orwell e il suo “1984” sembrerebbero così distopici. Il “Grande fratello” morale iraniano, infatti, prevede telecamere in ogni spazio pubblico, punizioni arbitrarie con arresto, carcere e violenza. Addirittura tecnologia specializzata come droni di ultima generazione per controllare anche nei posti in cui si pensa di essere più liberi e isolati, come nel caso dell’atleta di taekwondo, Hanieh Shariati.

Le donne in Iran pagano un prezzo altissimo, così come anche ogni persona che vuole ribellarsi al regime. Ogni atto di ribellione é sintomo di coscienza civile, di desiderio profondo di Lbertà.

Una grande poetessa iraniana, Forugh Farrokhzad, regista e scrittrice femminista morta nel 1967 scriveva:

“Ricorda che la vita é breve,

ma il desiderio di Libertà é e sarà infinito.”

 

 

Hanieh Shariati
Hanieh Shariati

E’ importante parlarne, creare consapevolezza anche nel nostro mondo per non lasciare che la Persia dei giardini, delle poesie e delle fiabe si trasformi  in un ricordo soffocato.

La lotta delle donne iraniane non é “altrove”, perchè ogni volta che la libertà di una donna vacilla é la nostra coscienza a essere messa alla prova.

Ogni velo imposto é un muro.

Ogni gesto di ribellione a un regime é un grido di aiuto.

                                                                                     Ogni silenzio complice é una resa.

 

Valentina Ferrario