E’ una storia di luce a Napoli, di resistenza e rinascita. Un racconto che offre più livelli di lettura e rovesciamenti di prospettiva. Nel quartiere popolare dei Quartieri Spagnoli si snodano le vicende di Luce, fimmina del sud, che subito conquista per la sua tempra combattiva e quella cazzimma così audace. Un romanzo di formazione che evoca le tinte pastello di Daniel Pennac e le sue famiglie sconclusionate. Un dedalo di avventure perfettamente calato nel contesto campano, anche grazie all’utilizzo di espressioni gergali tipiche del rione. C’è tutto il conflitto di chi resta e chi vuole partire, la restanza e la resa. La povertà e la voglia di rivincita. Eppure, quella dimensione familiare e umana sembra indispensabile nella vita moderna. Due parole con la vicina Patty, il bar da Sasà, punti di riferimento e conforto che trasformano un posto qualsiasi in casa. Ci si muove per le strade in cui tutti si conoscono, la camorra sfumata sullo sfondo. La protagonista trentacinquenne è cresciuta con mamma e nonna, ha perso il padre da giovane, anche il fratello se ne è andato e da molti anni non torna in città. Luce Di Notte, nomen omen, è in guerra con il mondo, abituata a ringhiare e a conquistarsi tutto, come la vita di periferia insegna. Dopo anni di galoppinaggio, si cimenta nuovamente nell’impervia pratica forense, a bordo di una vespa malconcia. In continua tensione verso il partire, mollare tutto e ricominciare una nuova vita altrove, e il restare, magari comprare la casa della nonna. Delusioni amorose e lavorative esasperano quella verve diretta e sarcastica che la rende così diversa da tutte le altre. E’ un’antieroina significativa, non solo per l’aspetto estetico volutamente ambiguo con i capelli rasati e la giacca di pelle, senza forme e grazia, ma soprattutto per il carattere forte che ne evidenzia la personalità. Essere onesta, integerrima e precisa non aiuta la sua carriera che proprio non decolla. Femminista mascolina, si sente un bassotto mentre è un pitbull quasi temuta anche dagli amici. Non ha paura di niente Luce Di Notte, mette tutti al loro posto, dai bulli di strada sino agli avvocati che la importunano. Lei che è così impulsiva, maledettamente retta e leale fa a schiaffi con il mondo elegante e impomatato degli studi forensi, in cui la formalità e il pelo sullo stomaco sono sempre richiesti. L’abile penna del celebre Marone racconta di molte città dentro Napoli. Tratteggia una dimensione familiare affogata nel dolore e nella rabbia per l’abbandono, recuperata con la ricostruzione di una nuova famiglia atipica e allargata grazie alla nascita di un nipote di cui non si sapeva nulla. Racconta della possibilità di tornare ad amare ed essere amati, oltre i pregiudizi e l’età. L’anziana madre trova un compagno, la futura cognata è una donna matura con una figlia adolescente e un divorzio alle spalle. Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale. Si respira la fatica del quotidiano, la conquista del rispetto in strada come in ufficio. La guerra tra genitori che divorziano diventa maggiormente pericolosa se il marito è un importante camorrista della zona. C’è il dolore dei bimbi, sempre messi in mezzo alle questioni dei grandi che poi inevitabilmente condizionano il loro futuro. Inizialmente è solo una causa di lavoro, ma Luce si scoprirà sinceramente affezionata sia al bambino che alla donna, parti del contenzioso. La giovane rimette assieme i pezzi della sua vita disastrata, anche grazie alla compagnia del mitico vicino di casa don Vito, un anziano costretto in carrozzina, un pò musicista un pò filosofo. Una figura solida, di conforto, è l’uomo che resta. E’ il nonno con cui condivide la ritualità ed il piacere di pranzi e cene. Le loro due case diventano una unica, chiavi e affetti sono condivisi. Luce investe le sue emozioni in chi c’è per davvero; sgretola una volta per tutte il legame con quell’ex che se ne era andato, non lasciandogli margine di ritorno. Ritrova lo slancio di vivere e apre il suo mondo ad un bellissimo francese che fa l’artista di strada. Il mare, un cagnolone abbandonato dentro un bidone dell’immondizia e una rondine; il respiro di una cucina inondata di sole e allegria, con una tavolata numerosa, eterogenea. Ognuno con il suo bagaglio più o meno ingombrante, tutti con un’anima scintillante ed il fuoco della vita.