Sarebbe interessante sapere quale potrebbe essere l’immagine iconica con la quale viene ricordato oggi Vittorio Gassman (Struppa, 1° settembre 1922 – Roma, 29 giugno 2000): quella cialtronesca di Bruno Cortona de Il Sorpasso, o quella da corruttore/corrotto del Santenocito in In nome del popolo italiano, quella di Brancaleone ovvero il Busacca de La grande guerra?

O altri ancora?
Certamente, alla sempre più labile memoria italiota non sovviene Il Mattatore (spettacolo televisivo o film, è lo stesso), per quanto si sappia che il soprannome, giustificato, dell’attore fu proprio quello. Tra I Mostri e I soliti ignoti, tra L’Udienza e Profumo di donna, Vittorio Gassman ha attraversato 77 anni di vita e 57 di attività sulle scene, teatri o set cinematografici che fossero. In 116 film, Gassman ha lasciato impronte indelebili, nell’immaginario collettivo, nella storia del cinema, in quella del costume, e, da buon ultimo, nei nostri cuori: Il Sorpasso, film nel quale Gassman giganteggia, fu a suo tempo inserito nella lista dei 100 film che “hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il ’42 ed il ’78.

Nato il 1° settembre del 1922, as usual con Vittorio Gassman ci troviamo di fronte all’esigenza di compendiare una quantità di lavoro abnorme, in cui spiccando pietre miliari di qualità eccelsa; ancora una volta, ci troviamo davanti ad una personalità dirompente, per la quale nel pubblico e nel privato è stato speso spesso e con ragione l’aggettivo istrionico: dovremmo quindi compendiare, con dovizia di riferimenti, la vita cinematografica (anche come regista), e fare un elenco di registi, da Risi a Scola, Comencini e Rosi, De Sica e Resnais e via elencando, parlare del teatro che non abbandonò mai, recitando ma anche fondando a Firenze una scuola, la Bottega Teatrale.
Dovremmo dare più spazio alla vita privata, sottolineando le quattro mogli e gli altrettanti figli e lo scandalo che suscitarono i divorzi (per i quali, manco a dirlo, fu aspramente criticato)? Dovremmo sottolineare che a quanto dicono i rumors fu tormentato per tutta la vita dalla sindrome bipolare? Certo, potremmo spendere del tempo (e dello spazio) per parlare dei premi vinti Venezia, Cannes, e poi David come se piovesse e Nastri da aprirci un negozio (anzi, una Bottega), e da lì passare alle onorificenze, nonché ai tributi (piazze e strade per tacer dei teatri e dei Premi).

Ma non dimentichiamo che, avendo parecchio tempo da far passare, Gassman trovò anche il modo di scrivere: al suo attivo tre romanzi e due autobiografie, queste ultime intitolate Un grande avvenire dietro le spalle (1981 – «Un attore vero non si vaccina contro il bacillo istrionico; lo coltiva invece, e ne sfrutta l’irrazionale virulenza fino a farlo esplodere nella pestilenza metaforica») e Memorie del sottoscala (1990).
E quindi?

Quindi, potremmo proseguire approfondendo la sua fisicità, la capacità di passare dal registro comico a quello drammatico, da quello malinconico a quello grottesco, senza difficoltà apparente. Sarebbe, invero, anche doveroso inoltrarci nella selva oscura dei paragoni: con Sordi, Tognazzi, Manfredi e Mastroianni che bazzicarono tutti quegli anni, quelli d’oro del cinema, della commedia, della recitazione “vera”. Ma quanto ci costerebbe, in termini di tempo e spazio?
Invece, diremo solo due o tre cosucce, di quelle marginali: ricorderemo, ad esempio, che fu in grado di essere attoriale ed istrionico persino in uno spot pubblicitario, dove impersonava Nostradamus, con una misura della cosa che ebbe, probabilmente, solo Marlon Brando. E poi faremo un paragone, sì, uno solo, piccolo, ché anche Gassman, ragazzo non privo di una certa presenza scenica ed una qual certa impostazione recitativa e di dizione, si ritrovò a recitare i versi della Divina Commedia come Roberto “Giano” Benigni: per inciso, il paragone è già fatto, implicito.
E infine diremo che, tra tutte le icone che abbiamo citato all’inizio, a noi piace ricordarlo in un altro ruolo, quello di King Benny, il vecchio mafioso del colossale, monumentale, angoscioso e malinconico capolavoro di Barry Levinson, Sleepers. Gassman recita come un vecchio leone ed interpreta un vecchio leone a cui gli anni han tolto un po’ di forza ma hanno donato anche una savana di senno e ponderatezza: e King Benny è sì un vecchio mafioso, ma in una sorta di transfert anche un vecchio attore, un Mattatore che a dispetto degli anni continua ad essere un matador, sempre e comunque – e in un momento-parte fuori dal tempo, King Benny è Gassman, magia che poteva riuscire solo a lui e pochi altri eletti.
Sorta di lieve contrappasso, la sua morte avvenne nel modo che tutti desidereremmo, ma il meno istrionica e altisonante possibile, con un attacco cardiaco nel sonno: il 29 giugno del 2000 il mondo divenne molto più povero di talento e nel pensarlo si rinnova la tristezza.
Sulla lapide, un epitaffio: Non fu mai impallato. Perfetto, come sempre.
Il futuro è già passato, e non ce ne siamo nemmeno accorti.
Vittorio Gassman
Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura
Vittorio Gassman, storia italiana di grandezza, tra teatro e cinema
Vieri Peroncini
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