Storie sparse da Michela Murgia tra le onde radio, blog e pagine di stampa locale; ma anche tra festival letterari, incontri dal vivo, scuole e fra gli amici più cari. Racconti più o meno brevi disseminati in lungo e in largo nella sua vita ed ora racchiusi – grazie alla cura di Alessandro Giammei – in un unico libro Anna dalla pioggia (Einaudi, 2025).
Un’ampia ramificazione narrativa che ha trovato un’unica foce per il pubblico. Così Michela Murgia si dona ancora ai suoi lettori, grazie ad una “cucitura” condotta filologicamente da Giammei che ha lavorato sul suo archivio, lasciando venire al mondo un nuovo sorprendente libro.
La prima protagonista è Anna che corre solo quando piove, come fosse – e forse lo è davvero – un rito catartico.
Proprio durante la cadenza di quella ritmata andatura si muove anche tra i suoi pensieri – dalla lavastoviglie ai pupazzi, ad esempio – eppure fugge da quelle profondità emotive che sono lì a casa, sotto il letto, ad aspettarla. Lava via, prova a lavar via. Anna, però, non è l’unica protagonista.
C’è la Sardegna: i bambini sardi che preparano uno spettacolo teatrale mentre cadono le bombe su Cagliari; la coppia che va a vivere al Casteddu con il desiderio di diventare cagliaritani doc e scoprono segreti che fanno riaffiorare passioni sopite. Ci sono pastori laureati, ma anche terroristi, bracconieri, pescatori, piante, uomini spavaldi e portieri.
Ci sono altre donne. Parla – per la prima volta tra le pagine dell’autrice – Morgana, destinata a diventare protagonista dell’omonimo libro firmato da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, dedicato alle donne controcorrente, ritenute “strane”, “pericolose”, “esagerate”, sicuramente difficili da irregimentare in una classifica o chiudere in un’etichetta. Sono la rivoluzione del femminile.
C’è Elena di Troia, il rifiuto del patriarcato soverchiatore di Beatrice Cenci, quello di Odabella nei confronti del marito Attila, re degli Unni.
E poi c’è Michela Murgia, protagonista di alcune avventure legate alla sua infanzia, come la vendemmia o la convinzione che le sue preghiere fossero in grado di resuscitare le falene allevate col fratello. Ma l’autrice non è solo al centro di qualche racconto che la riguarda, lei è anche dietro ognuno dei personaggi protagonisti: c’è col suo sguardo, con la sua interpretazione, con la sua folgorante capacità di assumere punti di vista e approfondirli.
Ed è questo a creare il filo conduttore che mi è parso di individuare: oltre ad Anna personaggio chiave del primo racconto, che dà il titolo al libro, anche i protagonisti degli altri sono alla ricerca della propria identità. E allora può essere utile un ricordo, lanciarsi in una nuova avventura, ripensare al passato e interiorizzare una “lezione” e così via. Questo suggerisce che ognuno cerca e trova se stesso a modo suo e Murgia è in grado di attraversare – come pochi altri – queste soggettività.
Anna dalla pioggia, è un libro che non solo consente di tornare a “conversare” un po’ con Michela Murgia, a “riascoltarla”, ma anche ad apprezzarne l’intelligenza vivace, la straordinaria proprietà di linguaggio, l’infinita passione per il sapere, il saper capire ed il saper fare. La capacità d’amore nei confronti dell’umanità.
Antonia De Francesco per MifacciodiCultura
Antonia De Francesco
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