L’avvincente storia del campione italiano di pugilato Emanuele Blandamura potrebbe essere riassunta in un doppio match: quello con se stesso, nel quale ha rischiato diverse volte il KO ma che ha poi vinto e quelli sul ring che lo hanno consegnato alla storia di questo sport con tanti titoli conquistati. Campione del Mediterraneo WBC; campione dell’Unione Europea; due volte campione europeo dei pesi medi, nonché sfidante mondiale WBA. La vittoria più grande in assoluto però è per lui una consapevolezza acquisita lavorando su se stesso prima ancora che sul ring: dentro e fuori dal ring, non conto le vittorie ma le sconfitte che ho vinto.
Attraverso i cinque capitoli di Dentro e fuori dal ring (LabDFG, 2024) che ripercorrono la vita di Blandamura, scritto a quattro mani con il professore di Pedagogia e Pedagogia dello sport dell’Università di Tor Vergata Antonino Mancuso, emergono le origini di una vita complicata, con un’emotività messa a dura prova dall’abdicazione al ruolo genitoriale della madre e del padre, nonché l’affidamento ai nonni paterni, che lo portano da Udine a Roma; e dalle difficoltà, che tutti i giovani affrontano, legate al senso di incertezza, di precarietà e gli sforzi di trovare un equilibrio nei tormenti che subentrano mentre si è intenti a costruirsi come persona.
Ad una rabbia latente, alla voglia di prendere a cazzotti il mondo solo per sfida rancorosa, ad un certo punto l’ingresso nella palestra del maestro Guido Fiermonte ha aperto il sipario su uno strumento [il pugilato, ndr] per superare le difficoltà e canalizzare le ansie, la rabbia, il dolore che provenivano dai traumi del suo passato.
Così queste pagine non solo raccontano la vita di Emanuele Blandamura, di come lo sport gli abbia letteralmente salvato la vita ne fa un dono alle giovani generazione perché ognuno trovi il “suo pugilato”, ovvero quella risposta d’energia, di progettualità e di positività verso cui dirigere la propria potenza emotiva, spirituale e fisica. Tutto ciò dimostrando quanto l’apprendimento e la trasformazione personale siano aspetti fondamentali per raggiungere traguardi positivi.
E’ innanzitutto su se stessi che bisogna lavorare. Scegliere chi voler essere e plasmarsi giorno per giorno, tra gioie e dolori, capendo ogni volta che persona incarnare.
Io ho subito i miei traumi da adolescente è vero, sono stato abbandonato allora devo essere violento e maleducato. Questa è una scelta di chi vogliamo essere. Si dice che nulla rimane uguale ed è vero, ma il carattere di una persona vi siete mai chiesti come nasce? Chi vogliamo essere lo decidiamo noi e solo noi. Si dice che nulla rimane uguale ed è vero, l’acqua non è mai uguale, eppure apparentemente lo è. Lo psicologo Alfred Adler diceva: «Non sono i traumi a definire chi siamo ma siamo noi a usare i traumi per giustificarci da quello che facciamo».
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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