Come una rosa nella neve (deComporre, 2025)è una metafora semplice, che rimanda subito alla sostanza del racconto: l’immagine della leggerezza di un petalo di un rosso caldo avvolto dal peso di un bianco fiocco freddo è l’esatta sintesi dell’amore che l’autore di questo romanzo, Erenio Fasano, rende emblematico nella romanticissima storia di Charlie e Tehya nella suggestiva cornice d’un inverno ad Edimburgo.
Tutto inizia sotto il cielo della città, con un fraseggio musicale che accompagna – come l’inciso di una canzone – ai dolcissimi ritornelli rappresentati dalle più tradizionali parole dell’amore. E dove abitano le parole più profonde? Nei libri!
Charlie gestisce un caffè letterario di quelli da film: libri negli scaffali, edizioni antichissime, caffè bollente e il confortevole calore di un camino. Sono la cornice di chi si ferma ai tavoli a scrivere, di chi cerca il ristoro da una giornata faticosa dedicandosi alla lettura di qualche pagina, ma anche di chi vuole sorseggiare una tazza di nero bollente in una piacevole conversazione.
E’ con questo intento che una sera varca la soglia Tehya, con la quale – nel giro di pochi istanti – a “bollire” non è solo il caffè, ma tutti i loro sensi. In una ripresa classica un libro tra loro è galeotto, come per Paolo e Francesca nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. Anzi due: le pagine sono quelle di un’antica edizione di “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen e del “Grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.
Fasano torna alla classica storia d’amore, al celebre colpo di fulmine e lo descrive dettagliatamente tra l’impeto che pervade chi si ritrova avvolto improvvisamente dal sentimento e lo smarrimento che questa stessa sensazione provoca. Blaise Pascal direbbe che il “cuore ha ragioni che la ragione non conosce” e i protagonisti di questa storia evidentemente ne sono consapevoli.
Si lasciano andare al loro sentimento e quando tra di loro si frappone una distanza chilometrica si impegnano – così come l’amore richiede – per superarla. E’ una distanza innanzitutto fisica, ma Fasano è attento, nella storia, a scavare anche quella progettuale: come si cuciono progetti di vita, professionale ad esempio, apparentemente tanto distanti, quando il cuore ti chiede la pace di tornare a casa? Il centro della storia è qui: in una Tehya divisa tra New York e Parigi per affermarsi come scrittrice e turbata dalla tentazione di non abbandonare i suoi propositi e il desiderio di sentirsi finalmente a casa tra le braccia di Charlie, come mai prima le era capitato (in quanto figlia di diplomatici e “costretta” ad una vita senza radici!).
D’altra parte per qualcuno che parte c’è qualcun altro che resta.
Charlie è un moderno principe azzurro, per dire uomo ideale: non le tarpa le ali, la lascia andare e tornare, “resta” e prova solo costantemente a soffocare la sofferenza della distanza. Lo fa aiutandosi, ad esempio, con la scrittura del suo manoscritto che, come per il quadro di Oscar Wilde, “invecchia”, ovvero “soffre”, al posto suo.
In questo modo, Charlie fa ciò che l’amore chiede in premessa: mette la felicità della persona amata prima della sua. Abbatte ogni egoismo e la consegna alla libertà. Consegna l’amore stesso alla libertà di esistere.
Charlie è “un custode di storie” proprio a cominciare dalla sua; la “cura” che ha della storia, che hanno reciprocamente l’uno dell’altra, conduce ad un finale inaspettato.
Inaspettato perché nonostante di pagina in pagina sembra crescere l’aspettativa di un colpo di scena, in realtà quando arriva è qualcosa di assolutamente poco scontato e bello rispetto a quanto i più potrebbero immaginare.
Mi sono chiesta perché un giovane autore, di questi tempi, abbia avvertito il bisogno di ritornare ad una storia d’amore così pura e insolita: poco viziata dall’uso dei dispositivi tecnologici, ma legata ai libri; così poco volgare, ma estremamente poetica nel suo essere sentimentale; così poco incentrata sulle disfunzioni relazionali – che oggi dominano la scena – ma invece concentrata sull’equilibrio che, seppur faticoso, l’amore dovrebbe restituire alla vita.
Un sogno? Un desiderio? Una necessità ravvisata proprio nell’essere raro di un amore così?
Mi sono detta che Fasano ha operato in narrativa una restituzione di ciò che l’amore dovrebbe essere e sempre più spesso non è. Tra l’altro, nel farlo, ha delicatamente maneggiato – davanti ad una prova importante di fedeltà verso se stessi e il proprio rapporto – anche l’amore per se stessi, altro argomento quanto mai attuale.
[…]La prova lampante che la propria integrità, unita all’eco dell’inconfondibile richiamo che rappresenta, sono più forti di qualsiasi potere.
Anche quando in ballo ci sono i propri sogni, anche quando il prezzo da pagare ci sembra troppo alto. Non lo sarà mai quanto rinunciare a se stessi.
In questo romanzo, ogni parola sembra scelta per tenere alto il peso della tenerezza con un linguaggio mellifluo come non si ascolta più. Charlie è un inguaribile romantico, Tehya un’appassionata sognatrice, forse, per immaginarli così, anche l’autore non deve essere da meno e deve sapere, o quanto meno è quello che a voluto raccontare, che un amore così chiede di resistere. Come Una rosa nella neve.
Antonia De Francesco per MIfaccioDiCultura
Antonia De Francesco
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