La storia degli ebrei in Italia è antichissima e affascinante. E’ difficile immaginar il nostro paese, la sua storia, la sua identità senza il loro contributo. La quarta di copertina parla chiaro, dando precisamente la misura del principio storico dal quale prende forma il lavoro raccolto nel testo dal titolo Gli ebrei in Italia – I primi 2000 anni di storia (Laterza, 2022) firmato dalla storica e docente Anna Foa.

La comunità ebrea è di quelle dalla presenza più costante in Italia – dalla Roma antica fino ad oggi – caratterizzata da una forte integrazione, poco toccata dell’estremismo dell’antisemitismo, segnata dalla partecipazione alla “costruzione risorgimentale” e colpita – come tristemente noto – dagli arresti e le deportazioni del periodo nazi-fascista. Quella che la prof.ssa Foa si impegna a raccontare in questo volume è quella che ella stessa definisce a tutti gli effetti una “storia italiana”.

Ripercorrere il testo equivarebbe ad un maldestro tentativo, dunque, di sintetizzare un percorso storico che merita, invece, una full immersion nelle parole che l’autrice stessa propone, al fine di cogliere quelle tipiche relazioni di “causa-effetto” che caratterizzano i processi storici e arricchire il bagaglio culturale che corrisponde alla storia italiana.

Sì perchè, in effetti, se c’è un merito che vada al di là del contenuto, è proprio nell’azione di recupero della memoria che Anna Foa compie. “Del mondo ebraico italiano, della sua straordinaria cultura, del rapporto particolare con il mondo cristiano, del suo percorso peculiare verso la modernità, poco si è in realtà parlato”. Nonostante la stessa storia sia molto documentata.

Così in questa che la scrittrice definisce breve sintesi di oltre duemila anni, l’idea è quella di porre l’attenzione proprio su questo specifico spaccato, proponendolo anche in confronto con le altre esperienza della diaspora e rispondendo, innanzitutto, ad una domanda tra quelle che si sente più porre: sono ebrei sefarditi o ashkenaziti?. Gli ebrei in Italia, almeno inizialmente, non appartengono a nessuno dei due rami di questa suddivisione: sono ebrei italiani.

“Il secondo elemento di specificità è lo stretto rapporto esistente col mondo circostante, di cui gli ebrei adottano in Italia fin dai primi secoli molti elementi importanti, dalla lingua al modo di vestire , alla convivenza in quartieri e strade comuni ai non ebrei, ai rapporti sociali e culturali. Un rapporto che non esclude, all’inverso, l’influenza ebraica sul mondo cristiano e sulla sua cultura e che, con diverse modalità, attraversa i secoli, in alcuni momenti più stretto, in altri più labile, ma comunque mai cancellato nemmeno dall’esistenza delle mura dei ghetti. Gli ebrei italiani parlano in italiano, come i non ebrei, e sovente ne condividono, oltre alla lingua, la cultura. Tra Due e Trecento, danno perfino un apporto non irrilevante alla nascita della letteratura volgare”.

Insomma aprirsi a questa lettura significa, in primis, disporsi all’acquisizione di una consapevolezza che l’autrice Anna Foa infonde a tutto il lavoro: Immaginare una storia dell’Italia senza la loro presena è difficile, forse impossibile.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura