
Sandro Botticelli (Firenze 1° marzo 1445 – 17 maggio 1510), all’anagrafe Alessandro Filipepi, è l’artista fiorentino che più contribuì alla crescita del Rinascimento, dopo la stagione aurea di Brunelleschi, Donatello e Masaccio.
Ultimo di quattro figli, si forma inizialmente come orefice presso la bottega del fratello maggiore Antonio, soprannominato “Botticello”, nomignolo che poi passa a tutti i maschi della famiglia. Ma la sua vera formazione ha inizio nella prestigiosa bottega del pittore e frate domenicano Filippo Lippi, anche se già nel 1467 Botticelli, a causa del trasferimento del maestro a Spoleto, si avvicina ad Andrea del Verrocchio, presso il quale si formavano i pittori della nuova generazione del Rinascimento fiorentino. In poco tempo, Botticelli diventa il pittore favorito della cerchia dei Medici, ottenendo commissioni dai membri della famiglia medesima e da altre personalità di spicco del tempo.
È per Gaspare di Zanobi di Lama, sensale per l’Arte del Cambio, che Botticelli realizza l’Adorazione dei Magi in cui trasfigura il tema religioso in un’apoteosi della famiglia medicea. All’interno di una capanna diroccata, collocata al centro della scena contro uno sfondo di rovine, sono ritratti, in veste di Magi, i fondatori della dinastia medicea. Cosimo il Vecchio è il re con la veste nera ricamata d’oro; i suoi figli Piero il Gottoso e Giovanni si riconoscono nel re genuflesso al centro, con il mantello rosso foderato d’ermellino, e nel più giovane, vestito di bianco. La loro posizione rispetto alla Vergine col Bambino è determinata dall’ordine di successione dinastica: Lorenzo il Magnifico, successore di Piero, è in posizione privilegiata dietro Cosimo. Anche il committente è rappresentato, seppur in posizione defilata, mentre il personaggio in primo piano che fissa l’osservatore, è molto probabilmente un autoritratto di Botticelli.

Legato alla cultura neoplatonica che era molto apprezzata dagli ambienti della corte medicea, Botticelli si propone, nella sua arte, di rappresentare il bello ideale, raggiungendo l’apice in due capolavori degli Uffizi, La Primavera e La Nascita di Venere.
La grande tavola de La Primavera esercita un fascino straordinario a causa dell’aura di mistero che circonda l’opera. La scena si svolge in un prato lambito dalla penombra di un boschetto di aranci e disseminato da un’infinita varietà di fiori: siamo nel mitico giardino delle Esperidi, regno, per gli antichi greci, della bellezza e dell’amore. Protagonista del dipinto è Venere, collocata al centro e affiancata a destra da Zefiro che soffia, ingravidando la ninfa Clori la quale si trasforma in Flora. A sinistra, invece, appaiono le tre Grazie danzanti, accompagnate da Mercurio che, alzando il caduceo, scaccia le nuvole e dà inizio al regno della Primavera.
Nella Nascita di Venere, il paesaggio marino, privo della ricchezza della Primavera, fa sì che l’attenzione del pittore si concentri sulla luminosa bellezza di Venere. Eretta su una conchiglia, la dea è sospinta dai venti verso terra, dove una giovane donna l’attende per rivestirla con un manto purpureo. Le onde del mare, l’intreccio dei corpi, l’ondeggiare dei capelli e dei veli generano effetti di grande decorativismo; al contempo, i colori freddi e chiari, così come le forme idealizzate, trovano la loro espressione poetica nel nudo della dea.
Botticelli, nella sua carriera, si dedica a quasi tutte le forme di produzione, perciò non stupisce che papa Sisto IV lo chiami per affrescare la nuova “cappella magna” (in seguito Cappella Sistina) in Vaticano. Qui l’artista realizza Le Prove di Cristo, Le Prove di Mosè e La Punizione dei ribelli, raggiungendo il suo momento più classico e ottenendo il massimo equilibrio tra ispirazione naturalistica e tendenza all’astrazione formale.

Purtroppo la morte di Lorenzo il Magnifico, la cacciata del figlio Piero dalla città e le prediche veementi di Girolamo Savonarola segnano il declino di Botticelli. Sconvolto dalla perdita dei suoi principali clienti e dagli sconvolgimenti politici che regnano a Firenze, i suoi ultimi lavori rivelano un tormento spirituale sconosciuto alla precedente produzione e sorprendono per l’intensità espressiva che appare molto moderna per l’epoca.
A distanza di secoli la sua pittura continua ad affascinare. Simbolo degli ideali di grazia e di armonia del Rinascimento, Botticelli ci rassicura con la sua arte e ci permette di immergerci nel clima elitario della Firenze medicea, fatta di ricchezza, di bellezza e di mistero.
Rosa Araneo per MIfacciodiCultura
Rosa Araneo
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