E’ noto che l’Arte sia al servizio della vita tutta e che insieme alla Natura seminino parte di quella Bellezza che l’uomo non può trascurare per il benessere del suo animo e la qualità della sua esistenza. Nelle ultime pagine di Paula Hawkins – L’ora blu non è il momento di stare da soli (Piemme, 2024) – Arte e Natura esplodono esattamente in tutto questo e servono l’intreccio di un appassionante thriller ambientato in Scozia, sull’isola di Eris: un’isola con un’unica via d’accesso, ovvero un ponte non sempre percorribile, con una sola casa, comprata e abitata dalla sola quotatissima artista Vanessa Chapman. Sposata con Julian – un viveur scomparso da vent’anni dopo una relazione di alti e bassi, odio e amore – alla sua morte, in quella casa sull’isola, rimane la sua amica Grace, un medico in pensione, un’anima solitaria e sofferente.
E’ stata l’arte a condurre Vanessa lì su quell’intera isola da abitare circondata dall’arte della natura e potendo disseminare la sua natura dell’arte ovunque in ogni momento. Non a caso l’autrice le lascia pronunciare un pensiero di particolare fascino: L’arte è eredità, è conforto. Calma, consola, stimola. E’ lavoro. E’ quello che fai tutto il giorno. E’ come risolvi le cose, come capisci il mondo. E’ l’occasione per ricominciare, per cambiare pelle, per vendicarsi. Per essere buoni, per vivere a lungo.
E’ un mondo in cui vive il “suo blu”, quello dell’ora tipica dell’ombra e del crepuscolo – come si suol dire in francese heure bleue – ma anche quello simbolico della calma, della profondità, del silenzio, della pace, della lealtà e dell’equilibrio. Della spiritualità così come del mistero che parte tutto da un osso ritrovato in una sua scultura, durante un’esposizione, su cui cade il sospetto di non essere di natura animale, bensì umana.
Partono le indagini dell’amministratore della Fondazione Lennox, Becker, che raggiunge l’esecutrice testamentaria Grace, per continuare a recuperare le opere d’arte di Vanessa e capire insieme quale possa essere la provenienza dell’osso umano contenuto nell’opera d’arte. E da qui si dipanano gli aspetti più salienti dell’intreccio, con i quali fanno il paio affascinanti viaggi immersivi nella psiche più profonda di personaggi che hanno tutti uno spessore umano incredibile. Se pur non tutti funzionali al mistero, nessuno di loro è una comparsa: non lo è la vedova Lennox, non lo è il figlio di Lennox, Sebastian, non lo è la moglie incinta di Becker, né la donna malata del paese che Grace va regolarmente a trovare.
Il valore aggiunto di questo romanzo forse è proprio in tutti questi “toni di blu” che si sovrappongono a costruire ad arte questo mistero, a cui ogni personaggio contribuisce con la sua sfumatura personale di colore – di tranquillità e di segreto – con la propria storia personale che si tiene in piedi mantenendosi in equilibrio su quelle degli altri e che cade senza quel supporto di credenza e complicità; d’altra parte la Hawkins avverte “non è il momento di stare da soli”.
Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura
Antonia De Francesco
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