
Dante Gabriel Rossetti (Londra, 12 maggio 1828 – Birchingon-on-Sea, 10 aprile 1882) è considerato, insieme a John Everett Millais, uno massimi esponenti della corrente preraffaelita, essendo inoltre fondatore della Confraternita omonima.
Teatrale, romantico, poeta e pittore, Rossetti nacque in Inghilterra da padre originario di Vasto e madre italo-britannica: la sua famiglia è culturalmente vivace, tanto che tutti e tre i suoi fratelli Maria Francesca, Christina William Michael intraprenderanno la carriera letteraria come critici e poeti.
Sin da adolescente Gabriel Charles Dante (questo il suo vero nome) si appassiona alle lettere, divora i volumi di poesia medievale italiana e francese, e inizia a dedicarsi alla scrittura di poesie. In queste opere, oltre a Dante, si riconoscono specialmente le influenze di Poe, il quale esercita un’attrazione nei confronti del giovane Rossetti, che ricerca una sensibilità molto vicina al soprannaturale e agli stati indistinti della psiche.
Ma la vera svolta nella vita dell’artista avviene quando incontra Elizabeth “Lizzie” Siddal. Da questo momento in poi, il genio squattrinato e la bellissima modella dalla chioma fulva e dall’animo fragile saranno i protagonisti di uno degli amori più tormentati e appassionati dell’epoca. Musa incontrastata delle tele preraffaellite e unica vera custode del cuore dell’artista, Lizzie abbandona la sua famiglia, soffre per le indecisioni sentimentali di Rossetti e per i suoi ripetuti flirt con le altre modelle. In un continuo stato di precarietà psicologica, assume abitualmente il laudano, sedativo derivato dell’oppio, per placare il dolore che le affligge perennemente l’anima. Ma il colpo di grazia per Lizzie arriva nel 1862 quando partorisce una bimba prematura, nata morta. La giovane donna non regge a questo ennesimo dolore e decide così di bere una dose elevata di laudano e di mettere fine a una vita infelice. Rossetti, disperato, non si riprenderà mai dalla scomparsa dell’amata, anzi continuerà ad esserne sempre più ossessionato, tanto da morire solo, povero in canna e folle.

L’intreccio bohemien tra arte e vita è uno degli elementi distintivi della Confraternita dei Preraffaelliti, di cui Rossetti è, come già detto, il padre fondatore. Insieme a Hunt e Millais, egli cambierà il volto dell’arte inglese durante l’epoca vittoriana, rinnegando la lezione di Raffaello e di tutti quei pittori che avevano sempre privilegiato la bellezza formale a discapito della verità. Ed è proprio nell’arte di Rossetti che emerge questa strenua volontà di un forte simbolismo contrapposto al virtuosismo della tradizione tardo rinascimentale. Le sue opere risentono della ricca tradizione di arte sacra italiana (da Giotto ai pittori precedenti a Raffaello) e delle letture stilnovistiche del suo omonimo, ma Rossetti non rinnega la sua epoca di appartenenza e mette in relazione gli elementi spirituali “primitivi” e quelli passionali del romanticismo. Ne è un esempio la tela intitolata Ecce ancilla domini in cui il tema classico dell’Annunciazione viene reinterpretato in chiave simbolista: una Vergine giovanissima si ritrae timidamente alla vista dell’angelo, al bianco della sua veste e del giglio si contrappone il vermiglio della chioma e delle labbra, la sua posa è sinuosa e lascia trapelare un senso di turbamento. Una Vergine molto umana che incarna l’immagine della donna angelicata che Rossetti svilupperà nelle tele successive.

La prima di queste opere è la Beata Beatrix, trasposizione del passaggio dalla vita terrena a quella spirituale della Beatrice dantesca che qui assume le sembianze della moglie dell’artista, Elisabeth Siddal, che incarna qui l’ideale della donna amata. La seconda è basata sui versi finali del V canto del Purgatorio che raccontano le vicende di Pia de’ Tolomei. Rossetti fa un ritratto toccante della donna che, imprigionata nel Castel di Pietra, è presentata con un’espressione al contempo pensierosa e malinconica, al confine tra sogno e tetro.
Nella sua maturità artistica, all’amore spirituale si va a contrapporre quello sensuale e terreno. Il trionfo di questa nuova visione dell’amore ci viene presentato nelle due opere Lady Lilith e Sancta Lilias. Nella prima, la donna è raffigurata nell’intimità della propria camera, intenta a spazzolarsi i capelli: ella rappresenta la moderna interpretazione della prima moglie di Adamo, Lilith appunto, che qui non incarna più il demone della notte, ma l’idea di un amore terreno e divino al contempo. Questo rapporto tra sacro e passione viene sublimato nella sua Sancta Lilias, prima versione dell’opera più celebre di Rossetti, La Damigella Beata. La giovane è ritratta come un’icona bizantina: il viso in primo piano è incorniciato dalla chioma fulva che ha la funzione di distaccare la sua veste dorata dal monocromo dello sfondo; le sette stelle che le circondano il capo alludono probabilmente alla costellazione delle Pleiadi, una delle quali, Merope, è associata alla protagonista dell’opera; infine, i tre gigli che potrebbero alludere alla Trinità o all’Annunciazione.

Artista poliedrico, Rossetti seppe unire il suo interesse per i soggetti storici e letterari italiani all’attenzione per le lussureggianti bellezze dalle labbra carnose e sensuali, con uno spiccato uso del decorativismo e dei colori accesi che saranno poi alla base delle successive evoluzioni artistiche. In un momento storico in cui l’uomo si sentiva sempre più schiacciato dal progresso e dall’industrializzazione, Rossetti seppe andare controcorrente, abbandonando il mondo pratico per una realtà simbolica e profonda.
Non era un inglese, ma un grande italiano tormentato nell’Inferno di Londra.
J. Ruskin
Rosa Araneo per MIfacciodiCultura
Rosa Araneo
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