L’esasperazione può diventare una molla provvidenziale. Una spinta a ripensarsi, ma soprattutto a ripensare alla realtà che ci circonda perché – come ricorda l’autrice Irene Viola – alla fine lo “spoiler” è che “ne usciremo comunque tutti i morti”. Può sembrare una riflessione drammatica, ma siamo al cospetto di tutt’altro: una buona dose di ironia, mista a sarcasmo e condita di consapevole ottimismo. Questo è il “clima” che sottende tutte le pagine di Diario di sopravvivenza alla vita – Pagine imperfette di sopravvivenza emotiva (per esseri umani che sentono troppo, vivono tanto e cadono spesso! (Next Stop Music Publishing, 2026).

Un titolo lunghissimo che prosegue con lo spoiler già citato, che mi pare una sorta di richiamo poetico alla celebre A Livella di Antonio De Curtis/ Totò: la morte è il medesimo finale per chiunque abbia vissuto. Viola col suo Diario si colloca qui in quest’ultimo pensiero “chiunque abbia vissuto”, perché se la morte è inesorabile per tutti gli esseri viventi, la vita è quella che scegliamo ed è per ognuno diversa dall’altro.

Così a quarantacinque anni dopo essersi resa conto del grande teatro in cui talvolta trasformiamo la vita è scesa dal palcoscenico e consiglia di farlo anche agli altri. Diario di sopravvivenza non a caso è un diario: l’autrice condivide una riflessione che la riguarda, ma che poi in effetti riguarda tutti! Quindi quella che propone non è una lezione, né la morale di una donna saccente, ma soltanto – e non è poco – quella consapevolezza nata dal suo momento di esasperazione, che è poi quello di tanti.

Basta con i ruoli che ci affibbiano o che pensiamo di cucirci addosso per comodità o per aspettative altrui; basta con il soffocamento del proprio sentire più vero e di conseguenza con la volontà di agire per ciò che realmente desideriamo; basta con “quel grande teatro umano, nel quale ogni persona interpreta un ruolo che spesso non ha scelto, recita battute che non sente sue e si adegua a regole che non accetta mai davvero”.

Insomma Irene Viola ha compreso che la vera commedia-tragedia è la vita stessa e che non è mai troppo tardi, né troppo presto, per liberarsi da eventuali “parti in scena” che non ci appartengono, che ci tolgono energia e spessore; che ci privano della felicità vera di essere noi stessi.

A prescindere da giudizi, commenti, opinioni più o meno accondiscendenti. In fondo cosa importa? Alla fine com’è che andrà a finire? Ah sì, moriremo tutti..

Se tutto questo lo racconti in un Diario di sopravvivenza tra il serio e il faceto, lasciando anche qualche esercizio alla fine di ogni capitolo per intraprendere il percorso che porta finalmente a liberarsi dalle catene e vivere leggeri e poi lo condividi col un pubblico di lettori, allora è il successo del testo di Viola.

Una lettura con la quale si simpatizza sin dai primi righi, che affronta l’argomento esistenziale con la stessa leggerezza che auspica per vivere. Pagine che invitano tutti a fare una cosa smettere di recitare il ruolo atteso, così come ha fatto l’autrice.

“A quarantacinque anni io sono “scesa”: ho smesso di recitare il ruolo che tutti si aspettavano da me ed ho iniziato a reclamare la parte che avevo trascurato: la mia”.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura