Ci sono dei “mestieri” che, per eccellenza, possono condizionare le vite altrui facendo, talvolta, dei “misteri”. Io ne annovererei diversi altri, ma in incipit del libro Mostri di Ponticelli o vittime di un enorme errore giudiziario? (Piemme, 2024) ne troviamo due su tutti: magistrati e giornalisti. Due categorie di professionisti (ma nel secondo caso talvolta anche non propriamente tali…con tutto ciò che ne consegue!) che si trovano a lavorare con la tanta agognata “verità” avendo per controparte l’essere umano alla ricerca della stessa che, in quanto tale, può – si spera sempre in buona fede – sbagliare.
Giulio Golia e Francesca Di Stefano, autori del testo e giornalisti del popolare programma TV “Le Iene”, si sono dedicati al caso di Giuseppe La Rocca, Ciro Imperante e Luigi Schiavo, condannati all’ergastolo poco più che maggiorenni perché accusati di violenza sessuale e omicidio, nel 1983 a Ponticelli, di due bambine: Nunzia Munizzi e Barbara Sellini, 10 e 7 anni.
Le due bambine spariscono dal quartiere Incis – Istituto nazionale per le case degli impiegati statali – di Ponticelli, periferia est di Napoli. Le vedono l’ultima volta nel cortile dei palazzoni che costituiscono il rione, dove abitualmente giocano e trascorrono il loro tempo tutti i giovani e bambini del posto. Era il 2 luglio del 1983 le cercano tutta la notte, ma le ritrovano solo il giorno dopo nei pressi dell’alveo del torrente Pollena, in effetti a poca distanza dalle loro abitazioni.
«Noi pensavamo che fossero due tronchi bruciati.»
«Due tronchi di legno?»
«Sì, perché erano talmente neri che sembravano proprio tronchi. Ma erano le bambine.»
Le bambine sono state violentate – di una si ha certezza dell’altra il grado di ustione è talmente elevato che non è possibile indagare in proposito – seviziate con un’arma da taglio e poi date alle fiamme. La popolazione è sconvolta, un’atrocità del genere su due bambine getta tutti nello sconforto e anche nella paura.
Ne nasce uno di quei casi che più di altri coinvolge e sconvolge e chiede giustizia. Una “sete” così forte che si sospetta possa aver condizionato, in parte, la volontà di chiudere un caso ed avere un colpevole. Anzi tre.
Tre persone che da decenni continuano a professarsi innocenti, ma che per la Legge non lo sono ed hanno scontato tutta la pena inflitta loro per due reati tra i più abietti possibili. Va detto che negli anni La Rocca, Imperante e Schiavo – che hanno scontato tutta la loro pena nel carcere di massima sicurezza di Spoleto – hanno sempre ribadito la loro innocenza e che per vedersela riconoscere formalmente hanno richiesto per ben tre volte la Revisione del caso senza che nessuno dei tentativi andasse a buon fine.
Ma a furia di “urlare” – nel tempo – qualcuno li ha sentiti…
Il caso, ben presto, suscita l’attenzione di Enzo Tortora, che in quegli stessi anni viene arrestato perché tacciato di essere un camorrista da alcuni pentiti per poi essere assolto con formula piena. Tortora gli dedica un’intera puntata del suo ultimo programma televisivo “Giallo”. A guardare quel programma c’è il giudice Fernando Imposimato che si interessa al caso, li incontra, e si convince della loro innocenza. La lente d’ingrandimento di Golia e Di Stefano scatta dopo la segnalazione dell’onorevole Stefania Ascari – allora membro della Commissione parlamentare antimafia – che convinta dell’“enorme errore giudiziario” segnala il caso affinché possa essere raccontato con un nuovo punto di vista.
Così le due Iene pian piano si interessano, raccolgono documenti, ascoltano testimoni e ricostruiscono una storia che presenta tante ombre e incongruenze che si annidano nel lavoro d’indagine condotto all’epoca dei fatti e sul racconto degli stessi all’opinione pubblica rassicurata dalla cattura dei “mostri”. Ne sono nati servizi televisivi per il programma di Italia Uno, successivamente l’approfondimento ad hoc per lo speciale “Inside” ed infine sono divenuti questo libro, la cui pubblicazione corrisponde temporalmente ad una nuova indagine avviata dalla Procura di Napoli che probabilmente potrebbe restituire giustizia alla terribile storia di Nunzia e Barbara.
Antonia De Francesco per MifacciodiCultura
Antonia De Francesco
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