L’ambientazione di una storia è una parete portante della storia stessa e, più frequentemente di quanto si possa immaginare, ne può determinare l’evolversi. La popolarità o la fortuna di una storia che sia essa anche la stessa vicenda personale di qualcuno è fortemente condizionata dal luogo in cui si manifesta. Scauri, la frazione prospicente il mare della città di Minturno (Lt) è l’ideale per la storia e conoscerla minuziosamente, renderne scorci, angoli e atmosfere in maniera evocativa e dettagliata, lascia scorrere la penna di Chiara Valerio lungo il racconto “Chi dice e chi tace” (Sellerio editore Palermo, 2024).

Un golfo dalla linea morbida, una lunga spiaggia di sabbia che corre parallela alla via Appia tra due colline, il Monte d’Oro e il Monte d’Argento. Un lungomare pieno di oleandri scandito da stabilimenti colorati e a volte sbiaditi, ognuno diverso dall’altro: la Tintarella, il Lido Delfini, il Lido del Pino, il Lido Maria, e molti altri. E poi la pizzeria Lu Rusticone, il bar Luccioletta, due chiese, una sola vera piazza. Poco più a sud scorre il fiume Garigliano e inizia la Campania. Subito a nord ci sono Formia, Gaeta, Sperlonga; in meno di due ore si arriva a Napoli e a Roma. Scauri, nel Lazio, sul Tirreno, seimila residenti nei mesi invernali e centomila nei mesi estivi. Un paese né bello né brutto, ma con una sua grazia scomposta.

E’ qui che è giunta Vittoria, molti anni or sono, lasciando un segno indelebile, oltre la sua improvvisa morte. E’ stata trovata priva di vita nella vasca da bagno della sua casa, quella ribattezzata “Costantinopoli”, dove il piccolo e variegato mondo di quel paesotto, nelle sue frange più curiose, vivaci e socievoli, era solito ritrovarsi tra animali anche esotici, come un bellissimo pavone, e piante di ogni genere, che essa stessa ospitava insieme alla giovanissima Mara.

Una sorta di casa-ricovero per gli animali, abbastanza grande affinché ci fosse sufficiente spazio per le due coinquiline, per tutti i loro ospiti e per un arredo colorato e fuori dalle righe con pezzi preziosi tutt’altro che convenzionali. Vittoria, a Scauri, è una vera e propria “speziale”, in grado di dedicarsi a preparati galenici, a dispensarne ai suoi concittadini, ad insegnare ai bambini a coltivare i loro erbario di piante officinali. Vittoria nuota d’estate e d’inverno; Vittoria compra una barca e la ormeggia in un posto esclusivamente legato agli uomini; Vittoria salva la vita ad una donna incinta, aggiusta il naso ad un giovane scapestrato dopo una rissa; Vittoria conserva amabilmente in tante lingue.

Eppure Vittoria abita in un piccolo posto che per altre persone, come Lea, ovvero l’avvocato Russo, hanno sempre visto come una “prigione”: un posto troppo piccolo, troppo provinciale, con poche aspettative, nel quale era improbabile avere grandi ambizioni. Lei stessa, però, in parte si smentiva: nonostante gli studi universitari fuori città, esattamente come suo marito, o forse proprio per lui, aveva scelto di rimanere a Scauri per mettere su famiglia ed aprire il suo studio legale.

Quando la morte inaspettata di Vittoria, rimette in discussione Lea (e non solo!), nello scoprire di più su questa insolita concittadina/amica impostasi eternamente nella memoria collettiva di un’intera popolazione, Lea evade. Non che avesse fatto nulla di eclatante Vittoria per conquistarsi questo imperituro ricordo. Aveva vissuto, come direbbe il professor Bellavista, misurando il tempo in larghezza e non in lunghezza, nella piena libertà d’essere, nell’unico tempo possibile, il presente.

Non c’era passato che pesasse sulle sue spalle, né futuro che gravasse sul suo petto. La sua presenza era così discreta ed indispensabile che nessuno prima di dover imparare a farne a meno si era chiesto nulla più di quanto Vittoria stessa avesse deciso di dire di sé. Cioè quasi nulla.

Questo romanzo, dunque, è sicuramente un affascinante ménage à trois tra donne, tempo e spazio. Donne, non solo Vittoria, Mara e Lea, il cui ritratto è in costante mutazione per come vivono e per come si disvelano; il tempo che è quello di una vita che chiede spazio e Scauri che è quel posto giusto – nel suo essere sospeso tra l’impulso di chi la sente stretta e il silenzio di chi se ne sente protetto – che fa si che le persone si dividano tra “Chi dice e chi tace”. 

 

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura